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Vince la coppia gay

del 27/03/2012
di: La Redazione
Vince la coppia gay
Permesso di soggiorno al coniuge omosessuale: Rafael, giovane uruguayano sposatosi in Spagna con un cittadino italiano, ha ottenuto un permesso di soggiorno in Italia dopo aver presentato un ricorso al tribunale di Reggio Emilia che lo ha accolto. L'Associazione Radicale Certi Diritti, che ha sostenuto il ricorso della coppia gay, evidenzia che si tratta della prima in cui in Italia viene rilascio un documento ufficiale che dà efficacia al riconoscimento dello status famigliare delle coppie omosessuali. Il permesso di soggiorno è stato rilasciato dalla Questura di Reggio Emilia che in un primo momento aveva respinto la richiesta di Rafael poiché in Italia il loro matrimonio non è riconosciuto. Nel ricorso presentato successivamente, pur non richiedendo la trascrizione del matrimonio, materia che con il diritto di famiglia viene lasciata alla competenza esclusiva di ogni stato membro dell'Unione europea, si chiedeva l'applicazione delle norme che regolamentano la libera circolazione dei cittadini europei e dei loro famigliari. Queste normative europee, ratificate dall'Italia, devono essere applicate anche nel nostro paese. Il tribunale ha quindi accolto il ricorso ai sensi del dlgs 30/2007, legge che dà attuazione alla Direttiva 2004/38/CE, sul riconoscimento del diritto di soggiorno ai familiari (anche stranieri) dei cittadini dell'Unione europea. Nel ricorso si era fatto riferimento alla sentenza n. 1328/2011 della Corte di cassazione che afferma: a) la nozione di «coniuge» prevista dall'art. 2 dlgs n. 30/2007 deve essere determinata alla luce dell'ordinamento straniero in cui il vincolo matrimoniale è stato contratto e che b) lo straniero che abbia contratto in Spagna un matrimonio con un cittadino dell'Unione dello stesso sesso deve essere qualificato quale «familiare», ai fini del diritto al soggiorno in Italia. La sentenza si è richiamata alla sentenza della Corte costituzionale n. 138 del 2010 che afferma, tra l'altro, che l'unione omosessuale, «intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso», spetta «il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia» e che il «diritto all'unità della famiglia che si esprime nella garanzia della convivenza del nucleo familiare (à) costituisce espressione di un diritto fondamentale della persona umana». «La sentenza è un'altro importantissimo segnale che arriva alla politica italiana dopo le storiche sentenze della Corte di cassazione, della Corte costituzionale e il pronunciamento del Parlamento europeo», commenta Anna Paola Concia, deputata del Partito democratico. «È ormai evidente che la magistratura italiana è chiamata, suo malgrado, a riempire un vuoto normativo che ormai risulta inaccettabile per un paese che vuole stare dentro l'Europa», ha sottolineato l'esponente del Pd, «Le coppie omosessuali hanno dei diritti che devono essere garantiti e tutelati. Adesso è il tempo del parlamento italiano, che ha il dovere di fare una buona legge, non più rinviabile, ristabilendo così l'equilibrio; in una democrazia il Parlamento fa le leggi e i giudici le applicano».

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