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Giudici tributari, un codice etico

del 27/03/2012
di: di Valerio Stroppa e Gianni Macheda
Giudici tributari, un codice etico
Il giudice tributario deve segnalare le gravi disfunzioni o le anomalie nel funzionamento della commissione di appartenenza delle quali viene a conoscenza. Compresi, ovviamente, tentativi di corruzione o casi di assegnazione dei procedimenti sospetti (ossia non conformi con il criterio di attribuzione casuale alle diverse sezioni). Prerogative che vanno nell'ottica «dell'interesse superiore dell'amministrazione della giustizia tributaria». È uno dei principi contenuti dal codice etico adottato dall'Associazione magistrati tributari, presieduta da Ennio Attilio Sepe, dopo il blitz di Napoli che ha portato all'arresto di 16 giudici e di otto impiegati amministrativi della commissioni provinciale e regionale partenopee, in quello che il gip napoletano Alberto Capuano ha definito un vero e proprio «mercato della sentenza» (si veda ItaliaOggi del 20 marzo 2012).

Già la scorsa settimana, all'indomani dell'operazione, il Cpgt ha provveduto ad avviare le iniziative disciplinari nei confronti dei giudici coinvolti. Ma oltre all'azione dell'organo di autogoverno anche la giunta esecutiva centrale dell'Amt ha approvato un ordine del giorno volto a evitare che casi del genere possano in futuro riproporsi. Rilevando, così come aveva già fatto il Cpgt (si veda ItaliaOggi del 21 marzo), che il dl n. 98/2011 ha depotenziato la vigilanza sul regolare andamento della «macchina». «Le recenti iniziative legislative in materia di giustizia tributaria non vanno nel segno di favorire più efficaci controlli sullo svolgimento dell'attività delle commissioni tributarie», sottolinea il presidente dell'Amt, Ennio Attilio Sepe, «sia perché le ripetute riduzioni della dotazione economica del Cpgt non hanno lasciato alcun margine per le spese necessarie ai periodici controlli ispettivi d'iniziativa in sede centrale e regionale, sia perché è stato sottratto qualunque potere di vigilanza dei presidenti sull'attività amministrativa delle commissioni».

In attesa che l'indagine penale sul caso di Napoli faccia il suo corso, quindi, tanto a livello istituzionale quanto a livello di associazione i giudici tributari chiedono un ripensamento delle norme contenute nell'articolo 39 del dl n. 98/2011. Intanto, l'Amt ha inviato ai presidenti di tutte le Ctp e Ctr il codice deontologico, «un gesto significativo in questo particolare momento che rischia di appannare l'immagine del giudice tributario, che in via ordinaria svolge la sua funzione con correttezza e senso di responsabilità», spiega Sepe.

Il codice ricorda ai magistrati di mantenere «un comportamento professionale conforme ai valori di disinteresse personale, di indipendenza e imparzialità». Il che si traduce nel «respingere ogni pressione, segnalazione o sollecitazione diretta a influire indebitamente sui modi e sui tempi dell'amministrazione della giustizia». Il giudice deve operare «con il solo intento di pervenire a una serena ed equilibrata interpretazione e applicazione delle norme tributarie, senza privilegiare gli interessi degli uffici tributari o quelli dei contribuenti». Allo stesso modo, sono bandite le forme di comunicazione informali o le notizie apprese privatamente dalle parti.

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