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L'avvocatura si spacca

del 24/03/2012
di: Gabriele Ventura
L'avvocatura si spacca
L'avvocatura si spacca sulle liberalizzazioni. Da un lato i vertici, che continuano a portare avanti una linea dura di protesta nei confronti del governo e degli ultimi interventi in materia di professioni, dall'altro le associazioni, che invece vedono le liberalizzazioni come un'opportunità per fare proposte e rinnovare la classe forense. Insomma, il congresso straordinario dell'avvocatura, «I diritti non sono merce», che si chiude oggi a Milano, è stato tutto fuorché un momento unitario di raccolta della categoria. Consiglio nazionale forense e Organismo unitario dell'avvocatura hanno chiesto infatti l'abrogazione delle norme «che appiattiscono la professione forense su derive mercantilistiche», chiamando anche gli avvocati alla «disobbedienza» nei confronti delle nuove norme, come ha detto il presidente dell'Oua, Maurizio de Tilla.

Per tutta risposta, giovani avvocati e Associazione nazionale forense hanno puntato il dito contro la politica di sola protesta dei vertici, sottolineando invece le importanti scadenze che attendono l'avvocatura. Ma entriamo nel dettaglio.

Per il Cnf è intervenuto il vicepresidente, Ubaldo Perfetti, in sostituzione di Guido Alpa, impedito a partecipare all'evento. «L'avvocatura deve combattere la visione mercantistica che si sta imponendo nel paese», ha detto. «Gli ultimi interventi, dalla manovra di luglio al decreto Cresci-Italia, stanno modificando profondamente il volto della professione e con arroganza lo fanno con atti amministrativi regolamentari». De Tilla ha invece attaccato «i poteri forti che stanno facendo passare il concetto che l'avvocatura sia assimilabile all'impresa. Gli avvocati non saranno mai dipendenti delle imprese», ha affermato, «non vogliamo le società di capitali e tra parametri e tariffe la differenza non è solo terminologica. I parametri del ministero non sono altro che uno strumento per consolidare i poteri forti».

Di tutt'altro avviso il presidente dell'Aiga, Dario Greco, secondo il quale oggi «c'è la necessità di mettersi al lavoro per riformare la giustizia. Dobbiamo prendere atto del fatto che entro agosto il ministro della giustizia adotterà un dpr di riforma dell'ordinamento forense. Non è sufficiente protestare, è necessario sfruttare l'opportunità per rinnovare la classe forense». Dura la critica dell'Associazione nazionale forense. «Questo congresso nasce male», ha detto il segretario Ester Perifano.

«Avrebbe dovuto essere terreno di confronto, ma invece alcune scelte denunciano chiaramente l'obiettivo di voler blindare il risultato finale». Secondo Alberto Bagnoli, presidente della Cassa forense, «il governo chiede all'avvocatura obiettivi irraggiungibili.

Non permetteremo che il nostro patrimonio venga usato per sanare il deficit pubblico». Toni accesi anche per il presidente dell'Ordine di Milano, Paolo Giuggioli che ha denunciato «gli effetti demolitori che il recente decreto liberalizzazioni sta provocando sui principi fondamentali su cui si basa l'avvocatura».

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