Sulla stessa lunghezza d'onda Claudio Siciliotti, numero uno dei commercialisti. «Le liberalizzazioni possono essere un moltiplicatore della crescita, non un fattore per generarla. Se la crescita è zero, non è smantellando il sistema ordinistico che si risolve il problema», spiega Siciliotti. «Da luglio 2011 viviamo in un clima di manovra perenne, ma l'unico intervento che può dare fiato all'Italia è l'alleggerimento della pressione fiscale sul lavoro. Per riuscirci, però, il primo passo è il taglio della spesa pubblica. Non con una spending review da 5-10 miliardi, ma da almeno 30-40 miliardi».
E alle nuove leve guarda anche Paolo Saltarelli, presidente della Cassa ragionieri, secondo cui «troppe volte i giovani sono stati considerati come un peso e hanno visto chiudersi a priori molte porte. Mi auguro che il periodo di riforme che stiamo vivendo si completi nell'interesse dei cittadini e del sistema-Paese. In questa ottica ritengo che le casse di previdenza, ciascuna con le sue peculiarità, possano costituire una nuova opportunità di inserimento sul mercato per i professionisti di domani».
Nel corso dei lavori il presidente Unagraco, Raffaele Marcello, ha annunciato pubblicamente la sua candidatura alla vicepresidenza del Cndcec con la Lista unitaria ragionieri, che correrà al fianco di Siciliotti. Pertanto, ieri Marcello ha rimesso il suo mandato nelle mani del direttivo Unagraco, che oggi si riunirà per decidere il suo successore (si veda altro articolo a pag. 41).
Il leitmotiv che arriva da Macerata è quello di dare maggiore peso alla voce di oltre due milioni di professionisti, capaci di produrre il 15% del pil. «È necessario avviare una riflessione sul Cup del futuro. Fino ad oggi, con il suo pur mirabile operato, ha giocato sulla difensiva, ora è tempo di cercare di segnare gol», spiega Siciliotti, «non per difendere sindacalmente ciò che gli altri vogliono attaccare, ma per proporre idee e soluzioni costruttive per il Paese. Siamo convinti che dopo il governo dei professori ci possa anche essere il governo dei professionisti».
«Il Cup in questi tre anni ha fatto certamente azioni in difesa», chiosa Calderone, «ma non poteva che essere così, visto che abbiamo passato gli ultimi mesi a contenere interventi contro quei principi di riforma che erano stati condivisi dagli ordini. Adesso il Cup è pronto a fare un salto di qualità. Il Professional day è stato il battesimo di una nuova fase, legata alla nascita di una maggior responsabilità».
