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Controlli contabili doc in comune

del 23/03/2012
di: La Redazione
Controlli contabili doc in comune
Saranno «solo» i revisori legali regolarmente iscritti al Registro ad avere la titolarità dell'incarico presso gli 8 mila comuni italiani e tutti gli enti locali obbligati per legge a nominare i revisori per il monitoraggio contabile dei loro bilanci.

«È il pieno riconoscimento della categoria professionale», sottolinea il presidente dell'Inrl Virgilio Baresi, «che assume un'importanza rilevante nell'imminenza dei decreti attuativi del dlgs 39/2010 in materia di revisione attualmente all'esame di apposite commissioni istituite presso il Mef e nelle quali l'Istituto è presente e parte propositiva con i suoi delegati incaricati dalla presidenza dell'Inrl. Determinante l'attenzione mostrata dal ministro Cancellieri che, attraverso la fattiva collaborazione del prefetto Frattasi, ha emanato la circolare. Si tratta di una attestazione istituzionale che segue di poche settimane un altro riconoscimento a livello locale, ovvero il provvedimento del presidente della regione Abruzzo Chiodi che ha indicato proprio nei revisori i referenti per i consorzi preposti alla ricostruzione».

A questo punto il contesto professionale nel quale operano gli oltre 150 mila revisori legali italiani, di cui la maggioranza non iscritta a ordini professionali, è delineato e certificato da una specifica direttiva del governo. Appare evidente a tutti che oltre all'esclusività del ruolo super partes assegnato, la specifica che «soltanto» i revisori legali con titolarità certificata possono ricoprire questi incarichi negli enti locali e nelle regioni, rappresenta un definitivo chiarimento sul fatto che nessun ordine professionale può vantare paternità esclusive su questa categoria che tra l'altro è composta prevalentemente da liberi professionisti non appartenenti al sistema ordinistico ed inoltre da dottori commercialisti, consulenti del lavoro e da avvocati.

«Chi perservera nel confondere i ruoli o peggio si arroga esclusive rappresentanze», conclude il presidente dell'Inrl, «va contro l'evidenza della legge italiana e i dettami europei».

Il reale contesto legislativo. Il decreto n. 1 firmato il 15 febbraio 2012 dal ministro dell'interno è, nella sostanza, un atto previsto e dovuto nella parte in cui si limita a dare attuazione ai principi introdotti dalla legge 14 settembre 2011 n. 148 (art. 16, comma 25) a proposito della costituzione degli organi di revisione negli enti locali. Il suo contenuto, dunque, non sorprende. «Il problema», osserva Giovanni Cinque consulente legale dell'Inrl, «deriva invece dal fatto che il predetto impianto normativo, che mette sullo stesso piano i revisori iscritti al registro, i commercialisti e gli esperti contabili, è assolutamente incompatibile con il decreto legislativo 39/2010 che, come sappiamo, ma come evidentemente non tutti sanno a livello istituzionale, riserva l'attività di revisione legale solo ed esclusivamente ai professionisti iscritti nell'apposito registro. L'attuale situazione di caos normativo raggiunge vette ancora più alte se si pensa che, a livello regionale, la stessa legge 14 settembre 2011 n. 148 (art. 14, lett. e) prevede invece che l'organo di revisione sia costituito solo ed esclusivamente da soggetti iscritti al registro dei revisori legali, in coerenza con la legge n. 39. Siamo dunque lontanissimi dall'osservanza di quei principi di armonizzazione dei sistemi contabili pubblici che sono di casa in Europa ma che da noi, per il momento, vengono soltanto sbandierati. Non sembra infine secondario sottolineare che, a causa di un contesto legislativo così disarticolato, vi è confusione totale anche sui requisiti di formazione necessari per competere a livello locale. L'auspicio è che il dialogo avviato dall'Istituto e dal suo presidente con i ministeri coinvolti possa portare a una soluzione concordata e definitiva di una situazione tanto confusa da apparire intollerabile».

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