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I compensi devono essere decorosi

del 22/03/2012
di: di Ignazio Marino
I compensi devono essere decorosi
Nel calcolo del compenso professionale il decoro della categoria alla quale si appartiene è un elemento imprescindibile. Anche se la legge Bersani nel 2006 ha abolito i minimi tariffari inderogabili, infatti, l'articolo del 2233 del codice civile è rimasto un punto di riferimento nella parte in cui prevede che la misura dell'onorario (seppur rimesso alla libera contrattazione delle parti) deve essere adeguato all'importanza dell'opera e al decoro della professione. Per sostenere questa tesi nel proprio codice deontologico, il Consiglio nazionale dei geologi due anni fa si è visto recapitare una multa da 14 mila euro da parte dell'Antitrust (si veda ItaliaOggi del 14 luglio 2010). Con l'ordinanza n° 1244 del 5.03.2012, dopo una complicata vicenda giudiziaria, il Consiglio di stato ha rimesso alla Corte di giustizia Ue una serie di pregiudiziali atte a smontare il cavallo di battaglia dell'Agcm: ovvero che le professioni sono imprese a tutti gli effetti e in quanto tali devono sottostare alle regole del mercato. In attesa che dall'Europa arrivi una presa di posizione, Palazzo Spada ha sospeso il giudizio.

La vicenda. Nel luglio del 2006 con il decreto Bersani (dl 223/2006) sono aboliti, fra le altre cose, i minimi tariffari inderogabili utilizzati fino a quel momento dagli iscritti agli albi professionali. Agli ordini il compito di rivedere i loro codici deontologici al fine di rimettere i compensi alla libera contrattazione fra le parti. Nel giro di qualche mese tutte le categorie si adeguano, ma qualcuno lo fa ponendo il paletto del decoro. Il che vuol dire che gli iscritti non potranno praticare prezzi stracciati in quanto è in contrasto con il prestigio della professione alla quale si appartiene. Fra i più convinti di questa tesi ci sono gli avvocati, che ancora oggi difendono il principio del decoro tanto da arrivare a sanzionare anche degli iscritti che proponevano servizi low cost (si veda ItaliaOggi del 16/3/2012). Ma anche i geologi. Questi ultimi, però, finiscono nel mirino dell'Antitrust che ha il compito di monitorare il restyling dei codici deontologici. Con una delibera del 23/6/2010, l'Agcm multa il Consiglio nazionale per aver posto in essere un'intesa restrittiva della concorrenza e ordina di assumere misure atte a porre termine all'illecito riscontrato.

La battaglia in primo grado. I vertici della professione tecnica però non ci stanno. E attraverso lo studio legale Lagonegro&Romano si rivolgono al Tar Lazio, che respinge il ricorso presentato. I giudici amministrativi con la sentenza n. 1757 del 25 febbraio 2011 chiariscono che il provvedimento dell'Antitrust è legittimo in quanto il codice deontologico dei geologi non avrebbe indicato in maniera chiara l'abolizione dei minimi tariffari inderogabili. Il Tar però, ed è questa è la novità, ritiene viziato il provvedimento dell'Autorità nella parte in cui si sostiene che il riferimento, nel codice del Consiglio nazionale, al «decoro professionale» quale criterio di commisurazione del compenso del professionista costituisca «restrizione della concorrenza». Obiezione, quest'ultima, impugnata al Consiglio di Stato dall'Agcm. Per motivi diversi anche il Cng propone appello.

La battaglia in secondo grado. Nell'atto di appello, in base all'articolo 267 del Trattato di funzionamento dell'Unione europea (Tfue), gli avvocati Claudio Romano e Anna Lagonegro hanno chiesto (e ottenuto) al Consiglio di Stato di sottoporre, in via pregiudiziale, alcune questioni alla Corte di giustizia europea. Fra le altre cose sono stati formulati quesiti volti a chiarire se la legislazione europea: vieti e inibisca il riferimento alle componenti di dignità e decoro del professionista nella composizione del compenso professionale e se comportino effetti restrittivi della concorrenza professionale; stabilisca se i requisiti di dignità e decoro, quali componenti del compenso del professionista in connessione con tariffe definite espressamente come derogabili nei minimi, possano ritenersi finalizzati a comportamenti restrittivi della concorrenza. E soprattutto si è chiesto di chiarire la distinzione, in punto di diritto e di organizzazione ordinamentale, tra impresa professionale ed impresa commerciale, nonché tra concorrenza professionale e concorrenza commerciale.

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