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Reclamo alternativo all'adesione

del 21/03/2012
di: di Duilio Liburdi
Reclamo alternativo all'adesione
Possibilità di attivare l'accertamento con adesione prima di proporre il reclamo, tempistica diversa sui dinieghi rispetto alle istanze di rimborso e rideterminazione della pretesa che non può portare a «sconti» sulle sanzioni superiori ad altri istituti. Sono questi tre ulteriori aspetti che meritano di essere valorizzati nell'ambito della circolare dell'Agenzia delle entrate n. 9 in materia di reclamo diffusa il 19 marzo.

Alternatività tra gli istituti. L'agenzia delle entrate colloca il reclamo nell'ambito degli istituti deflativi in campo contenzioso e, dunque, l'istituto introdotto con il decreto legge n. 98 del 2011 si colloca in alternativa alla conciliazione giudiziale. Di fatto, dunque, lo stesso non è ascrivibile alla fase amministrativa seppure, in concreto, di questo passaggio si connoterà l'istituto mediante il confronto con l'amministrazione finanziaria seppure rappresentata da un ufficio diverso da quello che ha emesso l'atto. Conseguentemente, il contribuente può adire i due istituti diversi: prima proporre cioè l'istanza di accertamento con adesione e, in caso di mancata definizione, il reclamo. Laddove, ovviamente, la lite sia contenuta nell'importo di ventimila euro. Questa doppia possibilità, invece, non funziona al contrario e cioè nell'ipotesi di esito negativo del reclamo il cui passaggio successivo è solo quello contenzioso. Questo, evidentemente, pone in rilievo il diverso ambito applicativo, l'uno amministrativo e l'altro contenzioso. In linea di principio questo possibile doppio passaggio se da un lato può essere utile al fine di gestire al meglio il tempo dall'altro può suscitare qualche perplessità nel senso che appare non del tutto agevole comprendere il perché una volta non accettata la proposta di adesione con sanzioni più basse si debba procedere alla chiusura della lite in sede di reclamo. Di contro, non è comunque esclusa in astratto la possibilità di meglio valutare, in una fase successiva, la convenienza a chiudere la lite mediante il reclamo fermo restando che, come chiarito dalla circolare, in occasione del reclamo l'ufficio interessato valuterà anche la proposta di adesione che non si è concretizzata.

Il reclamo e le istanze di rimborso. La circolare chiarisce come nella sostanza rientri nell'ambito applicativo del reclamo anche la controversia legata al diniego tacito rispetto ad una istanza di rimborso. In questa ipotesi la data del 1° aprile è decisiva, ancor più che nella situazione ordinaria in quanto, mediante il reclamo si ottiene la certezza di una valutazione in tempi brevi della vicenda. L'importante è che, alla data indicata, non siano ancora decorsi 90 giorni rispetto alla istanza di rimborso proposta dal contribuente. Il che significa che se domani dovesse essere proposta una richiesta di rimborso contenuta nei 20 mila euro, il passaggio successivo in caso di mancata valutazione da parte dell'amministrazione finanziaria è di fatto il reclamo. Di contro, le istanze di rimborso più datate subiranno un passaggio necessario in sede contenziosa con una diversità di tempi che potrebbe essere anche molto rilevante.

Lo sconto sulle sanzioni. Anche il reclamo come istituto deflativo doveva necessariamente contenere una riduzione del peso delle sanzioni. Il rinvio alle disposizioni in materia di conciliazione giudiziale di cui all'art. 48 del dlgs 546/92 comporta, infatti, che una volta definita la pretesa in sede di reclamo (che potrebbe anche essere di conferma integrale di quella originaria), le sanzioni correlate sono dovute nella misura del 40%. In un passaggio della circolare si pone a confronto lo «sconto» correlato al reclamo con quello previsto in ambito diverso. L'esempio che viene proposto è la controversia relativa ad una rettifica effettuata dall'ufficio ai sensi dell'articolo 36-ter del dpr n. 600 del 1973 che comporta, in caso di pagamento dell'avviso bonario, la riduzione della sanzione a 2/3 dell'ammontare edittale e dunque in misura pari al 20%. La pronuncia di prassi dell'agenzia osserva come laddove la pretesa fosse definita in sede di reclamo, muovendo dall'ammontare originario (che sarebbe contenuto nella cartella esattoriale), la riduzione porterebbe la sanzione al 12% e questa riduzione non sarebbe ammissibile in quanto superiore a quella prevista per l'avviso bonario. In relazione a tale tipologia di rettifica operata dall'amministrazione finanziaria, vi è da immaginare che il reclamo possa trovare utile applicazione esclusivamente nell'ipotesi in cui la pretesa originaria venga modificata e, altresì, non si sia riusciti ad ottenere una «correzione» dell'avviso bonario nella misura che dovrebbe emergere proprio in occasione del reclamo. Analoga conclusione si ritiene possa essere raggiunta in relazione agli interventi che l'amministrazione finanziaria può effettuare in base a quanto disposto, ad esempio, in relazione all'articolo 36-bis dello stesso dpr n. 600/73.

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