Consulenza o Preventivo Gratuito

L'obbligo di gettito rischia di vanificare tutto

del 20/03/2012
di: Giuseppe Ripa
L'obbligo di gettito rischia di vanificare tutto
Resta un mero e flebile segnale l'avvio della nuova fase colloquiale tra amministrazione finanziaria e contribuente. La convinzione non nasce solo dalla lettura della Circolare n. 2012/43182 emanata il 19 marzo 2012 dall'Agenzia delle entrate – Direzione centrale affari legali e contenzioso – bensì dallo stato dell'arte della situazione che si è andata via via irrobustendosi nei rapporti tributari tra amministrazione finanziaria da una parte e contribuenti dall'altra. A vantaggio ovviamente della prima come ha avuto modo di ricordare il garante sulla riservatezza dei dati personali circa l'uso smodato di banche dati o di elementi informativi riguardanti tutti i contribuenti sulla spinta, come puntualizza poi la Corte dei conti, di una pressione fiscale superiore al 45 per cento.

La mediazione fiscale non rappresenta altro che un primo tassello di quella collaborazione che resta, nei fatti, il più delle volte disattesa. Non è sufficiente aver previsto, a far tempo dal 1° aprile 2012, una procedura obbligatoria alla quale ha la possibilità di attenersi il contribuente per poter affrontare poi il contenzioso riferita alle liti non superiori a ventimila euro. Si tratta, come precisa la circolare, di uno strumento deflativo del contenzioso con il quale si prevede la presentazione, a pena di inammissibilità, di una istanza con la quale il contribuente anticipa il ricorso chiedendo l'annullamento totale o parziale dell'atto sulla base degli stessi motivi di fatto e di diritto che intenderebbe portare all'attenzione della Commissione tributaria nella eventuale fase giurisdizionale. Si tratta, esemplificando al massimo, di una sorta di accertamento con adesione un po' particolare che si volge con un piglio preparatorio della fase processuale vera e propria. Si tratta altresì di una conciliazione anticipata rispetto a quella prevista dall'art. 48 del dlgs n. 546 del 1992. Solo il soggetto che dovrebbe emendare il proprio comportamento mediante atto rettificativo in autotutela è lo stesso Ufficio finanziario. Spesse volte, in sede di accertamento con adesione, non si fa altro che ripetere la stessa trafila tesa a ricercare una intesa liberatoria sull'atto notificato ma che, altrettanto spesso, si rileva inutile e dispendiosa. Certo, con la mediazione tributaria sono diverse le fasi procedurali ma la stessa assomiglia, nella sostanza se non nella forma, a questi due istituti. E allora che cambia? La storia non fa ben sperare. È vero, si tratta di liti quantitativamente numerose anche se di piccolo o medio importo. Per cambiare occorre andare alla radice del rapporto tra amministrazione finanziaria e contribuente, attualmente sbilanciato a favore della prima, grazie anche ad una fase riscossiva feroce e invasiva grazie al rafforzamento delle procedure: iscrizioni a ruolo anticipate rispetto al giudizio, ipoteche, pignoramenti presso terzi, confische di beni e utilità ecc. Eppure era stato proprio il direttore dell'Agenzia, con la lettera inviata al personale (prot. 2011/65230 del 5 maggio 2011) a rilanciare le speranze dei contribuenti alle prese con accertamenti o verifiche insostenibili. L'azione di controllo, ricordava Befera, «può rilevarsi realmente efficace solo se è corretta. E non è tale quando esprime arroganza o sopruso o, comunque, comportamenti non ammissibili nell'ottica di una corretta e civile dialettica tra le parti». Parole illuminanti che non hanno però avuto, a quanto consta, dettagliato seguito. Si stigmatizza altresì, sempre nella lettera, la necessità di operare in modo censurabile avvalendosi del paravento della necessità di raggiungere l'obiettivo assegnato. Ciò, parole di Befera, rischia di far assomigliare il comportamento dell'azione amministrativa a quella degli «estorsori». Proprio così. Hanno voglia i contribuenti a prendersela con Equitalia. Questa non fa altro che eseguire, sulla scorta di normative precise, quanto l'agenzia gli chiede di riscuotere. Punto. La fase delicata è a monte non a valle. È nel manico di chi accerta il quale, pur tentando di contestare, per esempio, l'economicità della operazione o della intera gestione imprenditoriale, non spiega poi quale sarebbe stato il comportamento corretto che l'imprenditore avrebbe dovuto tenere svicolando sul precetto di cui all'art. 41 della Costituzione. È pure nel manico che riposa la caparbietà di contestare prelievi e versamenti dei tempi andati, seppur giustificati e documentati dal contribuente, senza a sua volta prendersi la briga di motivare il rifiuto probatorio opposto.

Parole al vento quelle di Befera e della relazione? Si vedrà. Nell'attesa i contribuenti non ce la fanno più. Non gli evasori che vanno stanati e colpiti. Il problema vero ce l'hanno i contribuenti alle prese con posizioni accertative indifendibili.

vota