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Niente confisca per imprese sleali

del 17/03/2012
di: di Debora Alberici
Niente confisca per imprese sleali
La concorrenza illecita non fa scattare il sequestro sull'attività imprenditoriale se non sconfina dall'interposizione commerciale. Questa «pratica parassitaria», dice la Corte di cassazione con la sentenza numero 10395 del 16 marzo 2012, fa scattare la misura ablativa sull'azienda soltanto nel caso in cui sia stata posta in essere con minacce o metodo mafioso. Insomma il controllo del mercato senza violenza non trova tutela nel nostro ordinamento penale.

Annullando il sequestro di una fabbrica che obbligava i concorrenti, fuori da ogni logica di mercato, a rifornirsi del ferro esclusivamente presso un suo stabilimento, la prima sezione penale ha spiegato che «l'interposizione commerciale, civilisticamente riferibile al contratto di mediazione ovvero anche a negoziazione atipica, sorretta però da una causa civile volta al perseguimento di finalità pratiche non contra legem ed anzi riconosciuta in tutte le pratiche di compravendita (mobiliare ed immobiliare) non appare idonea ad integrare, solo perché qualificata parassitaria, condotta riconducibile al reato in esame, sia perché oggettivamente esclusa dalla tipizzazione delittuosa, sia perché nello specifico consumata senza che il Tribunale ne chiarisse i profili violenti ovvero minacciosi».

Dunque, spiega il Collegio, «l'ambito di applicabilità dell'art. 513-bis c.p., che prevede come reato l'illecita concorrenza con minaccia o violenza, è ristretto alle condotte concorrenziali attuate con atti di coartazione che inibiscono la normale dinamica imprenditoriale, per cui vi rientrano i tipici comportamenti competitivi che si prestano ad essere realizzati con mezzi vessatori (quali il boicottaggio, lo storno di dipendenti, il rifiuto di contrattare ecc.), rimanendo invece escluse, siccome riconducibili ad altre ipotesi di reato, le condotte di coloro i quali, in relazione all'esercizio di attività imprenditoriali commerciali, compiano atti intimidatori al fine di contrastare o ostacolare l'altrui libera concorrenza».

Ora gli atti torneranno nuovamente al Tribunale del riesame di Reggio Calabria che dovrà rivalutare il sequestro dell'attività imprenditoriale e dell'azienda in sé cercando di capire se la deviazione del mercato è stata ottenuta con la violenza oppure no. Anche la Procura generale del Palazzaccio, in udienza, ha sollecitato lo stesso epilogo: annullare con rinvio la confisca.

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