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Segnalazioni sul factoring

del 17/03/2012
di: di Luciano De Angelis e Christina Feriozzi
Segnalazioni sul factoring
Cessione di crediti, in particolare nel campo dei servizi e delle consulenze, per importi sproporzionati, riferiti a beni e servizi incoerenti con l'attività del cedente, da parte di imprese di recente apertura, con repentini incrementi del giro di affari. Sono alcuni degli indici di «anomalia» ai fini antiriciclaggio, da valutare attentamente in merito alla possibilità di segnalazione di operazione sospetta, individuati a mezzo della comunicazione Uif (marzo 2012), da ieri sul sito, recante: Schemi rappresentativi di comportamenti anomali ai sensi dell'art. 6, c. 7, lett. b) del dlgs 231/2007- Operatività connessa con il rischio di frodi nell'attività di factoring.

Gli impieghi del factoring. Il notevole sviluppo del factoring, interessando una vasta gamma di settori merceologici anche nell'ambito della cessione di crediti da appalti pubblici, ha richiamato l'attenzione dell'Uif per verificare le possibilità di utilizzo distorto dello strumento a fini criminali con l'esposizione al rischio di riciclaggio degli intermediari operanti in tale settore.

Gli indici di anomalia. La comunicazione Uif è diretta ad allertare gli intermediari bancari e finanziari, coinvolti in operazioni di factoring, al fine di verificare le caratteristiche e le finalità sottostanti ai contratti in questione. A essi, in particolare si raccomanda di analizzare: le informazioni sugli assetti proprietari e sui debitori, il profilo economico-finanziario del cliente, nonché le caratteristiche dei beni e servizi oggetto dei crediti ceduti. Tale analisi va attentamente condotta sia sotto il profilo soggettivo che oggettivo. Sulla base del primo, andranno vagliate le imprese cedenti specie se operanti nel campo dei servizi (attività di pulizia e manutenzione, consulenza, pubblicità); i cedenti aventi sedi secondarie di recente apertura distanti dal centro di affari principale; l'improvvisa ricezione di contributi in conto capitale da parte dell'impresa cedente (per esempio, inattesi aumenti di capitale e finanziamento dei soci); i debitori ceduti che risultano avere sede legale in aree industriali dimesse o privi di strutture operative reali; i debitori ceduti insediati in paesi o territori a rischio di riciclaggio; nonché la ricorrenza di elementi comuni (per esempio, indirizzi, numeri di telefono, dati identificativi di esponenti aziendali o di soci) tra creditore e debitore ceduto. Secondo il profilo oggettivo l'attenzione deve essere rivolta alle cessioni di crediti aventi a oggetto beni o servizi incoerenti con l'attività dell'impresa cedente, soprattutto se relative a prestazioni di consulenza o beni immateriali; alla cessione di crediti relativi a fatture successivamente pagate da un terzo non co-obbligato ovvero rimborsate dall'impresa cedente; crediti di importo sproporzionato rispetto al complessivo volume di affari; crediti con oggetto la somministrazione di beni materiali (alimentari, derrate) non verificabili nella loro quantità e/o ubicazione; crediti derivanti da contratti di appalto di servizi (per esempio, mense, pulizie) per i quali vengono emesse fatture di importo superiore rispetto a quello contrattualmente previsto; situazioni con significativo e improvviso incremento del giro d'affari che l'impresa cede al factor.

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