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Fisco-contribuente, giustizia all'ultima offerta

del 16/03/2012
di: di Stefano Tolomeo Presidente Adc Ancona
Fisco-contribuente, giustizia all'ultima offerta
L'articolo 17 bis del decreto legislativo n. 546/1992, introdotto dal D.L. 6 luglio 2011, n. 98, convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, disciplina una procedura denominata “reclamo e mediazione”.

Sembra purtroppo solo uno dei tanti tentativi di utilizzare vecchi ingredienti (reclamo e conciliazione) con alcuni nuovi (mediazione) tralasciandone alcuni, però, davvero essenziali (la terzietà del mediatore).

La conciliazione non è una sorta di fenomeno autopoietico: al contrario è la risultante di un percorso in cui competenza di merito e tecnica (problem solving, comunicazione, negoziazione e gestione del conflitto) si intersecano per polarizzarsi in un confronto agevolato da un terzo professionista.

I problemi maggiori della previsione in parola, sono dati dalla totale mancanza di imparzialità e neutralità del terzo davanti al quale la procedura dovrebbe svolgersi, considerato che è... la stessa amministrazione finanziaria!

Il tutto è aggravato da un meccanismo simile a quello previsto nell'articolo 13 del decreto legislativo n. 28/2010: il comma 10 dell'articolo 17, ma ancora più rigido (parte soccombente dovrà rimborsare il 50% delle spese di giudizio a titolo di rimborso delle spese del procedimento ).

Senza entrare nel merito dell'opportunità che le vicende latu senso conciliative abbiano rilevanza nell'eventuale futuro giudizio, sorprende che sia la stessa parte a poter avanzare una proposta con simili effetti: cosa c'entra la mediazione con tutto questo?

Sembra la classica ultima offerta che potrebbe essere valutata dal giudice per misurare il grado di collaborazione delle parti (solo per fare un esempio si consideri che in California il codice di procedura civile – la cui prima stesura risale al 1851 - consente [sect. 998] ad entrambe alle parti di fare un'offerta stragiudiziale che, ove rifiutata, produrrà effetti sanzionatori nel processo,) ma non ha alcuna vicinanza strutturale o funzionale con la mediazione.

Uno dei pochi elementi su cui davvero non si può transigere a livello di riflessione teoretica e di correlativa previsione legislativa è proprio quello della necessaria presenza del terzo neutrale nella mediazione; si potrà discutere dei diversi modelli (facilitativa, valutativa, trasformativa, umanistica, problem solving, etc.), ma non della necessaria presenza di un terzo che si pone in medium rispetto ai litiganti, senza avere rapporti pregressi con essi e senza ricevere effetti dall'esito della procedura.

Si potrà anche discutere della competenza e della preparazione del terzo, del fatto che le 50 ore previste nel decreto ministeriale n. 180/2010 siano insufficienti o della necessità di una preparazione specifica circa il merito della controversia, ma utilizzare il termine mediazione ignorando completamente l'intero impianto del decreto legislativo 28/2010, sembra solo un modo per ammantare di apparente novità vecchi istituti nei quali il contribuente resta comunque la parte più debole e meno difesa.

Quasi un'operazione di make-up sulla scorta di un termine forse di moda che, però, contribuisce a creare ulteriore confusione: una “mediazione” che all'unica legge organica sulla mediazione non fa nemmeno riferimento. O un ulteriore ostacolo nella ricerca di giustizia?

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