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A rate le tasse raddoppiano

del 16/03/2012
di: di Michele Saggese Adc Napoli
A rate le tasse raddoppiano
Ha destato un certo scalpore, in questi giorni, la dichiarazione resa dal Presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino, durante un'audizione in commissione Bilancio alla Camera che punta il dito contro un fisco troppo esoso. “Il peso delle tasse punta a superare il 45%, un livello che ha pochi confronti nel mondo. Se a ciò si aggiunge che le stime più accreditate ipotizzano un livello di evasione fiscale dell'ordine del 10-12% del prodotto interno lordo ne consegue che il nostro sistema è disegnato in modo tale da far gravare un carico tributario sui contribuenti fedeli sicuramente eccessivo». Il richiamo è assolutamente condivisibile in “toto”.

Gli spunti di riflessione offerti da queste considerazioni sono molti e difatti non sono mancate repliche e precisazioni sul merito. Ma una valutazione su queste parole si rende assolutamente necessaria. Un Paese dove gli onesti vengono trattati in maniera peggiore dei disonesti non è un Paese normale.

In realtà gli ultimi interventi del legislatore stanno provando a mitigare questa tendenza.

Si veda ad esempio il decreto legge n. 16 del 2 marzo 2012, il quale tra le tante misure introduce importanti novità in materia di rateazione concesse dall'agente della riscossione Equitalia. Le più importanti sono: la possibilità di chiedere un piano di dilazione a rate variabili e crescenti in alternativa all'abituale piano a rate costanti; ed inoltre è stata introdotta per tutti i contribuenti la possibilità di ottenere una proroga della rateazione già ottenuta quando non riescano, per giustificati motivi, a pagare le rate alle scadenze indicate nel piano di rientro. La facoltà è concessa anche ai contribuenti che abbiano già ottenuto una rateazione entro il 27 febbraio 2011 e che non siano in regola con le scadenze dei pagamenti della prima rata oppure successivamente di due rate, se dimostrano di avere avuto un peggioramento della loro situazione economica. Altro strumento utile introdotto da Equitalia è la possibilità di chiedere la dilazione di pagamento per nuove somme iscritte a ruolo anche quando si hanno già rateazioni in corso.

Si tratta di un piccolo passo in avanti, anche se alcune difficoltà restano. In particolare resta immutata la regola delle 72 rate massime ottenibili, nonché quella della preclusione a presentare nuove istanze di rateazione nel caso di dichiarazione di decadenza per mancato pagamento delle rate: rischio, quest'ultimo, che un corretto e tempestivo ricorso alla facoltà della proroga potrebbe scongiurare.

Ma il decreto legge si ferma a metà del guado. Sarebbe necessario un ulteriore colpo di reni per venire incontro alle esigenze di quei contribuenti che pur versando in gravi difficoltà finanziarie vogliono restare nell'alveo dei contribuenti onesti, e pertanto disposti a continuare a farsi tartassare, nonostante il dito puntato dal Presidente Giampaolino.

Chi ha provato a fare i calcoli della rateazione a 72 rate, ha potuto verificare che il capitale da rimborsare al termine del periodo di rateazione, calcolando gli interessi di mora, quelli di dilazione ed i compensi di riscossione, arriva quasi a raddoppiare. Ovviamente molto dipende da quali sono gli enti creditori. Ma in alcuni casi, si vedano gli enti previdenziali, gli interessi di mora arrivano al 7% annuo, che sommato alle altre misure fa diventare questo istituto della rateazione quasi insostenibile.

Sarebbe pertanto auspicabile un intervento aggiuntivo teso a facilitare l'utilizzo di questo strumento. Che tra l'altro diventa interessante anche per le stesse casse dello Stato, che avrebbe la possibilità di incassare un maggior numero di crediti nei confronti dei contribuenti .

Si potrebbe intervenire su una individuazione unitaria, ad un livello più basso, dei tassi di interesse della dilazione (che sono molto diversi da ente ad ente), una mitigazione forte dei compensi di riscossione e soprattutto una abolizione totale degli interessi di mora.

Con queste variazioni si porterebbe il maggior importo da rimborsare ad un livello pari al 20-30% in più del capitale originario. Livello ovviamente più sopportabile per i cittadini e le imprese, soprattutto in momenti di crisi come quelli che viviamo.

Una modifica siffatta renderebbe lo strumento molto più utilizzabile ed utilizzato, con grande beneficio per tutti, per le tanto malandate casse dello Stato e per quei contribuenti disposti, nonostante tutto, a fare la loro parte.

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