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Caccia ai servizi legali low cost

del 16/03/2012
di: di Ignazio Marino
Caccia ai servizi legali low cost
La pubblicità dei servizi professionali offerti a costi molto bassi lede il decoro dell'avvocatura. Ed è quindi sanzionabile. A sancirlo è il Consiglio nazionale forense con una decisione depositata lo scorso 2 marzo 2012 e destinata a far discutere. Dato che, prima, la legge 248/2006 (decreto Bersani) ha abrogato il divieto di pubblicizzare l'attività professionale e, dopo, in maniera altrettanto chiara l'Antitrust ha spiegato che la legge non può essere aggirata invocando un obbligo deontologico «di decoro» in palese conflitto con una disposizione normativa. A denunciare la vicenda è Altroconsumo (l'associazione di consumatori presieduta da Paolo Martinello) che ha inviato una lettera al capo del Governo Mario Monti, al sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri Antonio Catricalà e all'Antitrust per segnalare la violazione delle norme sulla concorrenza.

La vicenda. Tutto inizia nel 2010, quando un pool di legali (cinque professionisti riuniti sotto il marchio “Avvocati point”) decide di proporre a Milano, pubblicizzandola su un quotidiano locale, una tariffa vantaggiosa (612euro IVA inclusa) per assistenza in cause di separazione consensuale e divorzio. In prima battuta è l'ordine forense di Monza ad intervenire, sospendendo per due mesi in primo grado i cinque per aver leso dignità e decoro della categoria.

Ora è il Consiglio nazionale a intervenire riducendo la sanzione, con un più leggero “avvertimento”, ma restando fermo su un principio: «la proposta commerciale che offra servizi professionali a costi molto bassi lede il decoro della professione a prescindere dalla corrispondenza o meno alle indicazioni tariffarie, dovendosi considerare l'adeguatezza del compenso al valore e all'importanza della singola attività posta in essere».

Le argomentazioni. Per il Cnf il messaggio pubblicitario pubblicato sul giornale «era connotato da slogan sull'attività svolta dagli avvocati, ai quali si accompagnava una grafica tale da porre un evidente enfasi sul dato economico e su altre informazioni rappresentate in modo da costituire un indebita offerta di servizi e/o prestazioni professionali dirette all'indistinto e scarsamente competente pubblico dei lettori». Ma non solo. «I contenuti proposti apparivano equivoci, suggestivi ed eccedenti il carattere informativo consentito». Per l'organo di autogoverno della categoria, che ha un potere chiaro in materia disciplinare, la pubblicità informativa essendo consentita nei limiti fissati dal codice deontologico forense, deve, dunque, essere svolta con modalità che non siano lesive della dignità e del decoro propri di ogni pubblica manifestazione dell'avvocato ed in particolare di quelle manifestazioni direte alla clientela reale o potenziale.

«Nel caso di specie la pubblicità posta in essere era da considerarsi impropria e quindi operata in violazione delle norme del codice deontologiche in relazione al contesto in cui appariva e al contenuto, da ritenersi accattivante, per il messaggio circa una competitività sui prezzi nonché per la dimensione variabile dei caratteri. Riscontrandosi ancora nel tipo di messaggio in parola una marcata natura commerciale, in quanto volto a persuadere il cliente, eccedendosi però l'ambito informativo previsto dalla norma deontologica».

Il precedente. «La sentenza mette in luce che c'è un problema: che valore hanno i codici deontologici?» si chiede Martinello ricordando come da tempo esista un braccio di ferro fra Antitrust e ordini professionali circa la corretta applicazione delle norme». Non bisogna dimenticare, infatti, che nel 2010, proprio il garante multò il consiglio nazionale dei geologi con una multa di 14 mila euro per non essersi adeguato alla legge Bersani. Vale la pena di ricordare la motivazione: «la restrittività della concorrenza è rafforzata dalla previsione del potere sanzionatorio dell'Ordine nei confronti degli iscritti e dall'obbligo di rispettare il decoro e la dignità nella determinazione del compenso, con riferimento alle tariffe».

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