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Il governo minaccia l'autonomia delle casse

del 15/03/2012
di: di Nunzio Luciano vicepresidente Cassa forense
Il governo minaccia l'autonomia delle casse
Andare in pensione con un trattamento economico adeguato è uno dei temi che maggiormente preoccupa gli avvocati. E a turbare ulteriormente la serenità della categoria è uno dei provvedimenti adottati dal Governo Monti: il famigerato articolo 24 della legge Salva Italia che pretende che la sostenibilità degli enti previdenziali privati sia parametrata non più ai 30 anni, ma ai 50 anni. Un attentato, di fatto, all'autonomia e all'indipendenza delle casse dei professionisti.

Il paradosso di questa scelta dell'Esecutivo è già nel nome del capitolo in cui è inserita la norma in questione: «Riduzione della spesa pubblica». Eppure gli enti di previdenza privati non hanno nulla a che fare con la spesa pubblica: sono autofinanziati, autogestiti e soggetti a una doppia quanto iniqua tassazione. Dovremmo invece ricordare che sono i professionisti, con i loro redditi, a finanziare lo Stato, il quale per tutta risposta non fa altro che dissipare risorse a danno dei cittadini.

Nel 2001, Cassa forense ha approvato la migliore riforma che una cassa professionale potesse fare anche rispetto alle direttive europee. Non a caso, a pochi giorni dalla pubblicazione del Libro bianco della Commissione europea sulle pensioni nel panorama comunitario, non possiamo non essere soddisfatti nel riscontrare che tutti i principi e le regole contenute in quel documento sono già state attuate grazie a una riforma varata per tempo e con grandi sacrifici. Scelte dure, fatte per garantire quella stabilità che è una condizione fondamentale affinché ogni avvocato possa riscuotere una degna pensione dopo trent'anni di legittima attività professionale.

Ma tutto quello che abbiamo fatto sino a oggi rischia di essere vanificato dalle azioni del Governo, il quale ci chiede un equilibrio da qui al 2061 che deve essere garantito, a differenza di quanto accade nel resto d'Europa, dai soli contributi e senza considerare i patrimoni che accumuliamo a garanzia delle future pensioni. Il disegno è chiaro: lo Stato vuole impadronirsi del patrimonio delle casse previdenziali private, un bottino ingente di oltre 50 miliardi.

Non lo permetteremo. Adottare le misure prescritte significherebbe, nella drammatica situazione economica in cui versano le libere professioni, aumentare a dismisura la contribuzione, finendo ulteriormente per aggravare la fase recessiva e privando i liberi professionisti di risorse necessarie alla loro sopravvivenza.

Non siamo chiusi ai cambiamenti, ma siamo contro le mode ideologiche.

Oggi va di moda il contributivo, un'ideologia che il ministro Fornero ha sposato da molti anni e che oggi decide di applicare al nostro mondo. Non crediamo sia la strada giusta da percorrere. Stiamo studiano nuove soluzioni e abbiamo già avviato commissioni di studio sul tema, ma non chiederemo altri sacrifici ai nostri iscritti. Quello che abbiamo fatto è già abbastanza.

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