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Professional day una volta l'anno

del 15/03/2012
di: di Alberto Bagnoli presidente Cassa forense
Professional day una volta l'anno
Il «Professional day» è stata una giornata importante. Lo testimoniano i numeri, che parlano di oltre 700 mila partecipanti, 148 sedi territoriali coinvolte e 30 dirette via web dall'Auditorium della Conciliazione in Roma, dove si è svolto il dibattito principale. La dimostrazione che i professionisti sono uniti e seriamente preoccupati per l'atteggiamento e i provvedimenti avanzati dal Governo in tema liberalizzazioni.

Cassa forense, nell'ambito dell'Adepp, è stata tra i promotori e organizzatori della giornata dell'orgoglio professionale che, per l'importanza e il riscontro avuto, non può rimanere un episodio isolato ma deve diventare un appuntamento annuale di confronto sull'identità dei liberi professionisti. Ecco perché abbiamo proposto di fare del 1° marzo la giornata nazionale delle libere professioni, sperando di riaccendere i riflettori su una categoria troppo spesso ingiustamente accusata di corporativismo.

Cassa forense, interpretando il sentimento di tutta l'Avvocatura, ha da tempo denunciato come dietro il disegno delle liberalizzazioni ci fosse da parte del Governo un chiaro attacco al mondo delle libere professioni, realizzato attraverso misure dirette a colpire la loro organizzazione e il loro mercato. Un attacco che mette in pericolo non solo il reddito dei professionisti, ma anche il loro futuro pensionistico. Il «Professional day» è la nostra risposta al Governo: non permetteremo mai che forze politiche e imprenditoriali pieghino le libere professioni a interessi che vanno contro quelli della collettività.

La battaglia dei professionisti, al contrario di quanto vogliono far credere, non è una battaglia per difendere i privilegi di una casta ma per tutelare i diritti dei cittadini. Il «Professional day» è servito a far capire alla gente, piuttosto che ai politici, qual è il ruolo sociale del lavoro autonomo e indipendente in una società libera e democratica. Oggi più che mai deve essere riconosciuto ai professionisti il ruolo di «terza parte sociale» del Paese, e speriamo che le iniziative che stiamo portando avanti servano a diffondere e difendere questa idea.

Ma non vogliamo che la nostra protesta sia interpretata come un secco no a qualsiasi tentativo di cambiamento. Siamo propositivi: all'abolizione delle tariffe minime e all'introduzione di società professionali risponderemo con proposte concrete di miglioramento e controllo della qualità dei servizi professionali, con la modernizzazione degli enti istituzionali rappresentativi e con l'apertura a formule organizzative dell'attività che siano più rispondenti, anche dal punto di vista economico, alla effettiva domanda di servizi.

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