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Revoca sanzioni, va provata la confusione delle norme

del 15/03/2012
di: Debora Alberici
Revoca sanzioni, va provata la confusione delle norme
D'ora in poi sarà molto più difficile per il contribuente la revoca delle sanzioni fiscali. In caso di grave incertezza sulle norme tributarie tali sanzioni non possono essere disapplicate d'ufficio dalla Ctp ma il cittadino è tenuto a provare «la confusione delle disposizioni».

Lo ha stabilito la Suprema corte di cassazione con la sentenza numero 4031 del 14 marzo 2012.

Nel respingere il ricorso presentato da un'azienda contro l'accertamento e le sanzioni Ici, la sezione tributaria ha motivato che «in tema di sanzioni amministrative per violazione di norme tributarie, il potere delle commissioni tributarie di dichiarare l'inapplicabilità delle sanzioni in caso di obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull'ambito di applicazione delle norme alle quali la violazione si riferisce, potere conferito dall'art. 8 del dlgs 31 dicembre 1992, n. 546, e ribadito, con più generale portata, dall'art. 6, comma 2, del dlgs 18 dicembre 1997, n. 472, e quindi dall'art. 10, comma 3, del dlgs 27 luglio 2000, n. 212, deve ritenersi sussistente quando la disciplina normativa, della cui applicazione si tratti, si articoli in una pluralità di prescrizioni, il cui coordinamento appaia concettualmente difficoltoso per l'equivocità del loro contenuto, derivante da elementi positivi di confusione; l'onere di allegare la ricorrenza di siffatti elementi di confusione, se esistenti, grava sul contribuente, sicché va escluso che il giudice tributario di merito debba decidere d'ufficio l'applicabilità dell'esimente, ne, per conseguenza, che sia ammissibile una censura avente ad oggetto la mancata pronuncia d'ufficio sul punto».

Il caso riguarda un'impresa titolare di un parco eolico. Il fisco aveva contestato l'accatastamento nella categoria D/1 e aveva spiccato un accertamento per il recupero della maggiore Ici, più le sanzioni. Dopo aver perso la causa davanti alla Ctp e alla Ctr di Bari, la società ha contestato le sanzioni in Cassazione ma, ancora una volta, senza successo. Il verdetto a carico dell'azienda è ora diventato definitivo. Dovrà pagare infatti, senza nessun'altro diritto di replica, l'Ici e tutte le sanzioni al di là della complessità della combinazione di norme emanate sulle pale eoliche. Anche la Procura generale della Suprema corte ha chiesto al Collegio di legittimità di respingere il ricorso della contribuente.

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