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Paletti alla restituzione dell'Iva

del 15/03/2012
di: di Franco Ricca e Dario Ferrara
Paletti alla restituzione dell'Iva
Per ottenere dall'erario la restituzione dell'Iva indebitamente applicata e versata, il soggetto deve dimostrare che il destinatario della fattura non abbia recuperato l'imposta attraverso l'esercizio del diritto alla detrazione. Il principio dell'autonomia dei tre rapporti che sorgono per effetto della rivalsa dell'Iva, quello cioè tra il fornitore e il cliente, quello tra il fornitore e l'erario e quello tra il cliente e l'erario, non può infatti superare il principio di neutralità dell'imposta, che esige in ogni caso, ai fini della regolarizzazione e del conseguente rimborso dell'imposta indebitamente fatturata, che sia esclusa l'eventualità di una perdita di gettito da parte dell'erario. E' quanto ha statuito la corte di cassazione nella sentenza n. 4020 del 4 marzo 2012, accogliendo il ricorso dell'amministrazione finanziaria avverso la sentenza della commissione tributaria regionale, che aveva invece riconosciuto il diritto al rimborso reclamato dal contribuente.

La vicenda riguardava un ente non commerciale che, dopo avere assoggettato all'Iva le fatture emesse in relazione alle prestazioni di locazione a terzi degli immobili costituenti il proprio patrimonio, presentava all'amministrazione finanziaria istanza di rimborso dell'imposta, assumendo la propria carenza di soggettività passiva in quanto le operazioni di locazione immobiliare in questione non integravano svolgimento di un'attività commerciale agli effetti dell'Iva. Entrambi i giudici di merito, pronunciandosi nel giudizio promosso dall'ente avverso il silenzio-rifiuto dell'amministrazione, ritenevano fondata la domanda di rimborso. L'amministrazione ricorreva però in cassazione, sostenendo che il diritto al rimborso sarebbe subordinato alla prova, da parte dell'ente, di avere eliminato qualsiasi rischio di pregiudizio che possa derivare all'erario in conseguenza dell'emissione di fatture portanti l'addebito dell'Iva. La tesi, supportata con il richiamo alla giurisprudenza della corte di giustizia europea in ordine alle condizioni per la rettifica dell'imposta indebitamente fatturata, è stata accolta dal giudice di legittimità. Osserva la corte che, nel caso in cui un'operazione sia stata erroneamente assoggettata all'Iva, il fornitore ha diritto di chiedere all'amministrazione il rimborso del tributo, il cliente ha il diritto di chiedere al fornitore la restituzione della somma pagata in via di rivalsa e l'amministrazione, da parte sua, ha il potere-dovere di escludere, in capo al cliente, l'eventuale detrazione operata. I suddetti rapporti sono autonomi e non ammettono interferenze, per cui l'amministrazione non può, ad esempio, opporre al fornitore che chieda il rimborso il fatto che l'imposta sia stata addebitata al cliente. Tuttavia, una rigida applicazione del principio di autonomia dei rapporti potrebbe risultare pregiudizievole all'erario, in contrasto con il principio di neutralità, laddove conducesse a rimborsare al fornitore l'imposta che fosse stata detratta dal cliente (che però, è da osservare, in tal caso sarebbe esposto all'accertamento). Da qui l'onere per il fornitore, non assolto nel caso di specie, di dimostrare l'assenza di danno per l'erario.

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