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Ammortizzatori, collaboratori a bocca asciutta

del 15/03/2012
di: Daniele Cirioli
Ammortizzatori, collaboratori a bocca asciutta
Co.co.pro. a bocca asciutta in tema di nuovi ammortizzatori sociali. Non solo il governo dimentica di estendere le nuove tutele alla categoria dei lavoratori precari per antonomasia; ma abroga anche l'unica provvidenza di cui disponevano, ossia l'una tantum introdotta quattro anni fa. La proposta di riforma degli ammortizzatori sociali si articola su tre pilastri principali: assicurazione sociale per l'impiego (Aspi); tutele in costanza di rapporto di lavoro (cigo, cig, fondi di solidarietà); strumenti di gestione degli esuberi strutturali. La novità assoluta è dunque rappresentata dall'Aspi, una nuova prestazione destinata a sostituire le vigenti indennità di mobilità e indennità di disoccupazione di tutte le specie (ordinaria, con requisiti ridotti, speciale edile). La riforma, spiega il documento che il ministro Elsa Fornero ha consegnato alle parti sociali, si caratterizza per l'incremento dell'ambito soggettivo di copertura che viene esteso agli apprendisti e agli artisti (dipendenti), oggi esclusi dall'applicazione di ogni strumento di sostegno del reddito. Inoltre, si legge ancora, restano coperti dalla nuova tutela tutti i lavoratori dipendenti del settore privato e i lavoratori delle amministrazioni pubbliche con un contratto di lavoro dipendente non a tempo indeterminato.

Di parasubordinati (co.co.pro. e altri contratti flessibili) invece non si parla; e, pertanto, devono ritenersi esclusi dal beneficio. E non deve trattarsi di mera distrazione poiché, di co.co.co. se ne parla a proposito delle abrogazioni. Infatti, la riforma prevede che vengano eliminate le seguenti prestazioni: indennità di mobilità, incentivi per gli iscritti nelle liste di mobilità, disoccupazione nei casi di sospensione, disoccupazione per apprendisti e una tantum per co.co.co./co.co.pro. Comunque sia il nuovo regime dovrebbe scattare dal 2015, quindi due anni prima rispetto a quanto programmato in precedenza. Il nuovo sussidio Aspi non avrà più un importo minimo base e potrà arrivare per tutti fino al massimo di 1.119,32 euro lordi al mese per un periodo non superiore a 12 mesi, allungabile a 18 mesi nel caso di disoccupati con oltre 55 anni di età. Per pagare questo nuovo sussidio Fornero propone di introdurre un contributo uguale per tutti dell'1,3% sulla retribuzione; ma le imprese non dovranno più pagare l'attuale contributo per la disoccupazione (che in genere è pari all'1,31%, salvo che per gli artigiani per i quali è dello 0,40% e per alcuni settori come i bar e ristoranti che è dello 0,18%), né il contributo per la mobilità (pari allo 0,30%) e neppure quello per la disoccupazione edile (0,80%). Prevista, invece, un'aliquota aggiuntiva dell'1,4% (quindi in totale 2,7%) per i lavoratori con contratto a termine, che verrebbe però recuperata dall'azienda se poi il lavoratore è assunto a tempo indeterminato.

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