L'obiettivo è quello di contrastare il fenomeno della precarizzazione del lavoro. E per raggiungerlo, si punta su tre linee d'intervento: flessibilità in entrata, flessibilità in uscita (rendere più adeguata la disciplina limitativa dei licenziamenti individuali per motivi economici) e ammortizzatori sociali (si veda altro articolo). Sulla flessibilità in entrata non ci sarà alcun taglio alle tipologie contrattuali, ma l'introduzione di disincentivi all'utilizzo tramite incremento dei controlli, revisione delle sanzioni e aumento del costo del lavoro.
Contratti a termine. La proposta è l'aumento del costo contributivo, con misura maggiorata dell'aliquota destinata alla nuova disoccupazione (Aspi): 2,7% invece di 1,3% ordinaria. La maggiorazione sarà recuperabile dall'azienda in caso di conversione del rapporto a tempo indeterminato. Ancora, si prevede una più rigida disciplina in tema di rinnovo dei contratti mediante l'aumento dell'intervallo di tempo che deve passare tra la scadenza del primo e la stipulazione del secondo rapporto. Infine, si prevede una facilitazione per impugnare il contratto: il lavoratore non dovrà più decidere entro 60 giorni dalla cessazione, ma entro nove mesi.
Apprendistato. Si propongono correttivi al T.u. (dlgs n. 167/2011), la cui entrata a regime è fissata al 25 aprile, tra cui quello di condizionare la facoltà di assunzione di apprendisti alla conferma in servizio, da parte dell'impresa, di una certa percentuale dei precedenti rapporti di apprendistato.
Part-time. Si propone un obbligo di comunicazione, contestuale al preavviso che il datore di lavoro è tenuto a dare al lavoratore, ogni qualvolta c'è ricorso a clausole flessibili o elastiche.
Contratto intermittente. Anche in tal caso la proposta è una comunicazione obbligatoria, «con modalità snelle (compreso il messaggio telefonico)», in occasione di ogni chiamata del lavoratore.
Collaborazioni a progetto. Gli interventi mirano alla restrizione del ricorso alle co.co.pro. In primo luogo si propone una nuova definizione più stringente di «progetto» e l'abolizione del «programma». Prevista l'eliminazione della facoltà che consente il recesso del committente prima della scadenza del termine e/o del completamento del progetto. Sul versante dei contributi, infine, si prevede l'aumento dell'aliquota Inps.
Partite Iva. Salvo che si tratti di professionisti, si propone una presunzione salvo prova contraria del carattere coordinato e continuativo (e non autonomo ed occasionale) tutte le volte che la collaborazione duri più di sei mesi in un anno, da cui il collaboratore ricavi più del 75% dei corrispettivi e comporti la fruizione di una postazione di lavoro presso il committente. In quanto ritenuta falsa co.co.pro. (cioè collaborazioni prive di progetto), sarà soggetta alla sanzione della conversione in rapporto a tempo indeterminato.
Associazione in partecipazione. La «bonifica» del fenomeno è proposta attraverso l'introduzione del numero massimo di associati di lavoro (o di capitale e lavoro). Previsto, inoltre, l'aumento dell'aliquota Inps.
Lavoro accessorio. La proposta (ancora allo studio) è finalizzata a restringere il campo operativo e il regime di orario.
