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Premiato l'impegno del sindacato

del 14/03/2012
di: La Redazione
Premiato l'impegno del sindacato
All'indomani delle elezioni nel pubblico impiego per il rinnovo delle Rsu del 5-7 marzo scorsi, incontriamo Massimo Battaglia, segretario generale della Confsal-Unsa, la Federazione della Confsal che opera nel comparto dei ministeri.

Domanda. Segretario, come mai queste elezioni Rsu del pubblico impiego sono importanti al punto da produrre una così ingente mobilitazione nazionale di sindacati e lavoratori?

Risposta. Queste elezioni periodiche sono rilevanti sotto diversi profili. Esse garantiscono democraticità al mondo del lavoro perché l'operato delle singole sigle sindacali è valutabile dai lavoratori con cadenza periodica attraverso il voto. Inoltre esse consentono di ridefinire i rapporti tra le organizzazioni sindacali stesse sulla base della rispettiva rappresentatività, raggiunta anche in virtù del voto Rsu. Ciò è importante in termini politici, perché in una trattativa un conto è chiedere l'inserimento di una norma in un accordo se si rappresentano 1.000 lavoratori, un conto se se ne rappresentano 10.000 o 50.000. Questo aspetto della reale rappresentatività è molto importante per noi come sindacato autonomo, in quanto lamentiamo da sempre una presenza sui media inferiore alla rappresentanza effettiva che ci riconoscono i lavoratori; altre organizzazioni, invece, per diversi motivi anche politici, sono più presenti sui mass media, anche se hanno un seguito tra i lavoratori di molto inferiore al nostro.

D. Come mai succede questo secondo lei?

R. Credo a causa di più aspetti concomitanti. La nostra società è basata sul «mordi e fuggi» e questo vale anche per l'informazione. È più facile riempire giornali o telegiornali citando le stesse figure, anche quelle meno rappresentative, ma mediaticamente già note, così da non disorientare lo spettatore; se invece ci si prendesse la briga di entrare con competenza nelle dinamiche del lavoro pubblico e delle associazioni dei lavoratori, si dovrebbe dar conto di una realtà più ricca. Ciò, forse, non dà la certezza a chi offre informazione di essere seguito dagli utenti in maniera adeguata, con tutti i rischi economici che ne conseguono sulla vendita di spazi pubblicitari. Ma ci vuole coraggio, e per cambiare questo paese in meglio abbiamo bisogno anche di una nuova informazione.

D. Per tornare alle elezioni Rsu, come sono andate per voi?

R. La Federazione Confsal-Unsa ha ottenuto un successo straordinario. Rispetto al 2007 nel comparto ministeri, abbiamo aumentato il numero di consensi raccolti. E ciò è ancor più importante per il fatto che a seguito del blocco del turnover e dei pensionamenti, sono diminuiti i votanti. Così, mentre molte organizzazioni si ritengono soddisfatte per il fatto di aver limitato i danni, e aver perso il minor numero possibile di voti, noi possiamo dire di averli addirittura aumentati, avvicinandoci a chi sta davanti a noi. E questo lo ritengo un dato ancor più importante se si pensa ai mezzi a disposizione di un sindacato autonomo come il nostro. Questo risultato, posso dirlo con orgoglio, è il frutto di tanta passione messa da donne e uomini in tutta Italia, ma anche all'estero perché si votava anche nelle ambasciate.

D. Quali sono, secondo lei, gli elementi che hanno permesso alla Confsal-Unsa di aumentare i propri voti e non di perderli?

R. Essenzialmente il nostro modo di fare attività sindacale. Non stiamo mai sopra le righe; nelle trattative nazionali cerchiamo di comprendere anche il momento storico e capire, al di là dell'approccio ideologico, cosa si può fare e cosa no, cosa si può ottenere e cosa no, e in relazione a questo sviluppare un dialogo con l'autorità politica e raggiungere risultati concreti. In un parola, preferiamo la concretezza alla demagogia. E questo i lavoratori lo hanno sempre apprezzato. Questa capacità di tenere attivo il dialogo per raggiungere obiettivi non inficia in alcun modo la possibilità di essere anche un sindacato di frontiera, con posizioni durissime, che sa scendere in piazza e dire «basta», come del resto abbiamo fatto il 19 dicembre contro il cosiddetto «decreto salva Italia». Poi, al di là della politica nazionale o di quella svolta nel singolo ministero, il nostro successo elettorale è anche lo specchio dei rapporti personali che abbiamo su tutto il territorio, dell'impegno che mettiamo nel venire incontro alle richieste grandi e piccole degli iscritti che formano questa organizzazione.

D. Come è andata la campagna nei diversi ministeri?

R. In generale è andata molto bene. Ci siamo rafforzati ancor di più in ministeri in cui siamo storicamente molto presenti, come il ministero della giustizia, dove abbiamo totalizzato più di 7.000 preferenze. Abbiamo aumentato del 40% i voti raccolti al ministero della difesa. E in altri dicasteri abbiamo consolidato quanto di buono abbiamo costruito in questi anni, come nel ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nella pubblica istruzione, nei beni culturali, nel ministero dell'interno. Buono anche il risultato ottenuto in ministeri colpiti da pesanti riorganizzazioni, come quello dell'economia e delle finanze e quello dello sviluppo economico in cui è confluito l'ex ministero delle comunicazioni. Un capitolo a parte merita il ministero degli esteri. Il buon risultato raccolto sarebbe stato anche migliore se si fosse permesso ai lavoratori in sevizio all'estero per le ambasciate, con un contratto a legge locale, di poter esprimere il proprio voto. Quella del riconoscimento dei diritti sindacali per i lavoratori che sono in servizio per il nostro ministero all'estero è una battaglia di civiltà che continueremo a combattere, anche se molte altre organizzazioni stanno remando contro, anche chiedendo audizioni in parlamento per bloccare una proposta di legge su tale argomento.

Se avessimo raggiunto questi risultati anche in altri ministeri importanti, posso arrivare ad immaginare che saremmo potuti essere la terza organizzazione sindacale nei ministeri. Su questo possiamo lavorare, poiché abbiamo molti margini di miglioramento in diversi settori in modo da affermarci un domani in quei contesti in cui oggi non siamo sufficientemente presenti, almeno secondo le mie aspettative

D. Questo rafforzamento della Confsal-Unsa in termini di rappresentatività permette all'organizzazione di porsi come interlocutore ancor più autorevole riguardo alla problematiche dei ministeri. In virtù di ciò, cosa chiede alla stampa e al governo?

R. Alla stampa chiedo certamente più attenzione. Siamo la quarta forza sindacale del paese e per poco non siamo diventati la terza nei ministeri. Sia per rispetto dei cittadini che dei nostri lavoratori abbiamo bisogno di un'informazione oggettiva e competente che metta in luce i principali attori coinvolti nei processi decisionali, e ciò è ancor più importante, oggi, visto che siamo in una fase in cui si sta pianificando un rilancio della pubblica amministrazione, che ritengo possibile solo se concertata con tutte le principali forze sociali. Per ciò riguarda il governo, abbiamo una lunga lista di richieste, peraltro già direttamente espresse al ministro Patroni Griffi. Chiediamo una nuova stagione di partecipazione e di concertazione, perché una democrazia senza questi elementi non è più tale. Chiediamo la riallocazione delle risorse per la riapertura dei contratti nel settore pubblico, come avvenuto nel privato, visto che da anni il blocco degli stipendi sta determinando da un lato una serie di difficoltà insormontabili per i lavoratori e dall'altro una contrazione pesante della domanda interna. Se l'Italia è in recessione, poi, non ci si stupisca. Chiediamo di rimodulare la spesa pubblica estirpando delle ignobili situazioni di ingiustificato privilegio, e mi riferisco anche a tante consulenze inutili e poltrone di enti assurdi. Abbiamo bisogno di una politica coraggiosa che tolga le zavorre al sistema e liberi risorse da destinare ai settori che ne hanno tremendo bisogno. Non servono costosissime esternalizzazioni, ma capacità di far lavorare la macchina pubblica con processi interni efficienti e fluidi. Abbiamo bisogno di un approccio al mondo pubblico che ne metta in luce le potenzialità e la capacità di offerta di servizi primari a cittadini e aziende. Se possiamo parlare di un risvolto positivo della crisi, direi che essa ci consegna la possibilità, se lo si vuole davvero, di ricominciare su nuove basi. Ma al di là delle posizioni delle parti sociali, questo è il compito tipico della classe politica. Ed è proprio questo che chiedo, da sindacalista e da cittadino, al governo.

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