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Lavoro, una riforma da completare

del 13/03/2012
di: La Redazione
Lavoro, una riforma da completare
Una nuova riforma del lavoro sulle basi gettate da Marco Biagi. A dieci anni dalla sua scomparsa i Consulenti del lavoro ricordano la sua attenzione per i giovani, l'avvio della flessibilità con estensione delle tutele per uscire dal sommerso e le proposte di relazioni sindacali decentrate. Idee ancora attuali, dalle quali attingere in questo momento in cui fervono le trattative per la riforma del mercato del lavoro. Il contenuto del Libro Bianco del prof. Biagi è ancora attuale oggi, nella fase di revisione delle regole necessarie per rendere più accessibile il lavoro sia ai giovani al primo ingresso sia a coloro che hanno perso il posto a causa della crisi economica.

L'innovazione del lavoro atipico presentata dal prof. Biagi, regolamentata dalla legge 30/03 e dal dlgs 276/03 con l'applicazione e il riallineamento di nuove tutele e sicurezze, ha reso più fluida l'introduzione dei lavoratori in azienda e ha contribuito a far rientrare nella legalità molti rapporti che altrimenti sarebbero rimasti sommersi (lavoro intermittente, accessorio ecc.). Oggi che il Governo intende rimettere mano alle regole di ingresso, ammortizzatori sociali e uscita dal mondo del lavoro, le idee e le proposte di Marco Biagi sono ancora attuali sia per la richiesta di flessibilità sia per l'occupazione di qualità e le protezioni conseguenti, compreso il reinserimento nel mercato.

Il suo Libro bianco non ha perso nulla della profonda carica innovativa e rimane la guida anche per la nostra categoria ai fini del percorso di riforma del mercato del lavoro. La traccia lasciata da Marco Biagi ai lavoratori e alle aziende non si è mai attenuata, ma è stata ripresa con maggior vigore dal Collegato lavoro che ha riformato nel modo da lui pensato molti istituti contrattuali. Liberalizzare le regole del mercato del lavoro potenziandone flessibilità e sistemi di reinserimento, gli obiettivi dei Consulenti del lavoro per favorire l'accesso al lavoro e renderlo più attivo si ricollegano al pensiero di Marco Biagi. È è proprio all'occupazione di qualità che hanno pensato i Consulenti del lavoro nel presentare al Governo le loro proposte per la riforma.

Incontro tra domanda e offerta di lavoro. Occorre creare un sistema virtuoso che offra un placement professionale e non più affidato al passaparola o, peggio, alle raccomandazioni.

Raccordo università e mondo del lavoro. È necessario sviluppare interventi per avvicinare gli studenti, soprattutto universitari, al mondo del lavoro. Bisogna accorciare il tempo (oggi minimo 3/4 anni) prima che il giovane cominci ad avere alcune esperienze significative di lavoro. In altri termini, occorre agevolare le università italiane a introdurre percorsi formativi con esperienze significative di tirocini in azienda.

Occupazione di qualità. Si deve intervenire su tre fronti: agevolare l'occupazione giovanile, favorire il processo di recupero di chi a perso a vario titolo l'occupazione, agevolare la stabilizzazione dei numerosissimi lavoratori precari che ingrossano a vario titolo le fila degli organici aziendali

Riforma degli ammortizzatori sociali. L'attuale sistema è troppo sperequato perché privilegia solo alcuni settori: occorre far diventare regola quello che oggi è deroga. Inoltre va recuperato il ruolo di politica attiva che vede una maggiore responsabilizzazione anche del destinatario del sussidio. L'obbiettivo finale, infatti, deve essere di ridurre al massimo il tempo di permanenza all'interno del sistema di protezione sociale.

Riduzione del costo del lavoro. Uno dei problemi più gravi è il cuneo fiscale la differenza, cioè, tra quanto viene percepito al netto dal dipendente e quanto effettivamente è il costo complessivo per l'azienda. Da un recente studio della Fondazione Studi del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, emerge come questo differenziale ammonti al 114%. È evidente che tale gap non sia sopportabile in quanto drena troppe risorse a svantaggio di un equa distribuzione del carico fiscale e contributivo. Un possibile soluzione, con riguardo ai nuovi lavoratori assunti, potrebbe muoversi su tre fronti: riduzione di 5 punti percentuali del contributo azienda; dimezzare il costo Irap; forfetizzare il prelievo Irpef al 10% almeno fino alla fascia di reddito fino a 26 mila euro. Anche i lavoratori potrebbero rinunciare alla parte di ferie oltre alla soglia minima prevista dalla legge (4 settimane), al 50% dei permessi per riduzione oraria previsti dai Ccnl e, infine, a una riduzione della retribuzione pari al 6%. Dall'incrocio di queste misure il cuneo fiscale si ridurrebbe al 84,52% con benefici sia per il datore di lavoro ma anche per il dipendente che vedrebbe aumentato il suo salario netto di almeno 100 euro mensile. Questa iniziativa si stima che potrebbe dare luogo a 400 mila nuove assunzioni.

Finanziamento riduzione contributi:

Il finanziamento di 5 punti percentuali ha un costo che può essere così definito.

Si ipotizzi che l'iniziativa possa generare un numero di nuovi assunti pari a 400 mila unità.

Si ipotizzi una retribuzione media di ciascuna nuova assunzione pari a 20 mila euro

Il costo contributivo complessivo non incassato è pari a 400 milioni [(20.000 x 400.000) x 5%]

Questo importo può essere finanziato con due iniziative:

1. aumento contributivo per i contratti flessibili;

2. aumento contributivo per i collaboratori coordinati e continuativi

Finanziamento riduzione Irap:

L'aumento di 400 mila nuove assunzioni darebbe luogo a un aumento di reddito dichiarato stimato in 7.264 miliardi euro.

La riduzione Irap, oltre gli attuali sconti previsti dalla normativa vigente, di 1,5% determinerebbe un minor gettito pari a 100 milioni di euro.

L'iniziativa potrebbe essere finanziata mediante l'utilizzo di parte del gettito recuperato dall'evasione fiscale.

Finanziamento aliquota forfetaria fiscale

L'applicazione di un'aliquota forfettaria per i redditi fino a 26 mila euro interesserebbe circa 10 milioni di contribuenti.

Attualmente questi contribuenti già beneficiano di una detrazione fiscale che attesta il prelievo fiscale effettivo a una aliquota di circa il 18%.

La riduzione ulteriore potrebbe essere finanziata attraverso due iniziative:

- rimodulazione degli scaglioni di reddito e delle corrispondenti aliquote fiscali recuperando il gettito distribuendo un maggiore prelievo sui redditi superiori alla soglia interessata;

- rimodulazione delle detrazioni/deduzioni fiscali oggi troppo frammentarie e in alcuni casi di scarsa entità.

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