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L'illecito mette a rischio lo studio

del 13/03/2012
di: di Debora Alberici
L'illecito mette a rischio lo studio
Lo studio professionale di proprietà della società può essere sequestrato anche se l'indagato (in questo caso per bancarotta) è il suo amministratore. Dunque, ad avviso della Cassazione, sentenza n. 9435 di ieri, la base operativa degli affari illeciti può sempre essere sottoposta a misura al di là della proprietà. È il caso di uno studio professionale di Roma, sottoposto, dopo un'ispezione della Guardia di finanza a sequestro per equivalente. Le autorità avevano spiccato accuse si presunti affari illeciti sul dominus dello studio. Ma l'immobile era di proprietà della società da lui amministrata. Il Tribunale della libertà della Capitale, a luglio del 2011, ha confermato la misura. Poi il 56enne lo ha impugnato di fronte alla quinta sezione penale del Palazzaccio. La difesa ha lamentato un vizio di motivazione sulla sussistenza dei presupposti del sequestro preventivo ordinario, sul nesso pertinenziale tra i beni e le ipotesi di delitto. E cioè «l'ordinanza ritiene che la pertinenzialità sussiste poiché i beni in questione costituiscono l'oggetto della distrazione e quindi del reato e sono dunque cose a esso pertinenti. Negli atti, però, non risulta che l'ipotesi distrattiva abbia a oggetto gli immobili di titolarità della srl. Nell'ordinanza non vi alcuna consistente motivazione sulle esigenze cautelari». Questo secondo motivo del gravame è stato respinto insieme al primo e al terzo.

Sul punto gli Ermellini hanno motivato che «l'ordinanza si riferisce all'immobile intestato alla srl, e il tribunale ha correttamente richiamato gli accertamenti della Guardia di finanza del maggio 2011, secondo cui la persona giuridica intestataria del bene è nell'immediato controllo dell'istante, suo amministratore e legale rappresentante». Non solo. L'immobile è comunque «nella diretta disponibilità del dell'indagato, costituendo , da decenni, la sede storica dello studio professionale, base operativa della fitta rete di reati, sottoposta alle indagini in corso. Ne deriva che tale immobile rientra, tra quelli comunque collegati a reati di bancarotta riferibili all'amministratore, la cui personalità, secondo la razionalmente corretta prognosi del tribunale, non può non far ritenere che la disponibilità dell'immobile possa consentire la reiterazione dei reati, o protrarre o aggravare le conseguenze del reato associativo».

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