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Sugli orari di bar e negozi la parola alla Consulta

del 13/03/2012
di: Marilisa Bombi
Sugli orari di bar e negozi la parola alla Consulta
Sulla competenza a dettare norme in materia di orari di apertura di bar e negozi dovrà essere la Corte costituzionale a pronunciarsi. È quanto ha richiesto il Tar Veneto con ordinanza 265 del 29 febbraio scorso, nell'esaminare un ricorso avverso il provvedimento del sindaco di Treviso del 30 dicembre 2011, limitativo della possibilità di apertura domenicale degli esercizi di vendita. Decisione, questa, che il sindaco aveva emesso sulla base di una legge regionale approvata il 27 dicembre e, quindi, soltanto venti giorni dopo che lo stato aveva rimosso ogni limitazione, con l'art. 31 del dl 201/2011 (decreto Salva Italia). Peraltro, sulla questione orari e conseguente invasione dell'ambito delle competenze regionali, ovvero della potestà residuale stabilita dall'art. 117 Cost, si è già pronunciata la Conferenza delle regioni che, assieme all'Anci, ha richiesto un incontro con il governo per affrontare le problematiche conseguenti alla liberalizzazione introdotta dal decreto legge 201/2011. Decreto che, comunque, sarebbe stato già impugnato davanti al giudice delle leggi dal Veneto e dalla Toscana. Sta di fatto che la Regione Veneto ha immediatamente reso innocue le disposizioni statali, emanandone delle proprie che i comuni avrebbero dovuto rispettare. L'intervento del Tar di remissione alla Corte di ogni decisione in merito, non è comunque giunta inaspettata. Ciò in quanto dal tribunale stesso, già a febbraio, erano state accolte tutte le richieste di sospensiva presentate da imprese operanti nel territorio della regione che avevano impugnato le ordinanze sindacali via via emesse dalle diverse amministrazioni comunali. Secondo il Tar Veneto, ogni possibile decisione in merito al ricorso contro le ordinanze dei comuni, «per il principio di gerarchia delle fonti normative nazionali non è consentito di prescindere da una legge regionale contraria a una legge statale quando la prima è successiva alla seconda». Secondariamente, ha aggiunto il Collegio, «non è possibile disapplicare la legge regionale interna per contrasto coi principi del diritto comunitario, in quanto la disapplicazione sarebbe possibile solo nei confronti di una norma comunitaria self-executing, ipotesi che nel caso specifico non ricorre.» Da qui la rimessione di ogni decisione circa la costituzionalità della legge della Regione Veneto alla Corte costituzionale che dovrà pronunciarsi in merito.

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