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Credito di Equitalia nel passivo del fallito

del 10/03/2012
di: Dario Ferrara
Credito di Equitalia nel passivo del fallito
Il credito di Equitalia va iscritto con collocazione ipotecaria nello stato passivo del fallito

Revocabili solo le ipoteche giudiziali e volontarie, corsia preferenziale alla riscossione delle imposte sui redditi. Non si può negare la collocazione ipotecaria nello stato passivo del fallito al credito vantato da Equitalia in base all'articolo 77 del Dpr 602/73, il testo unico delle imposte sui redditi: la revoca è prevista soltanto per le ipoteche di tipo giudiziale e volontario, mentre quella vantata dall'agente dalla riscossione non è sorretta da un provvedimento giudiziale ma amministrativo. È quanto emerge dalla sentenza 3232/12, pubblicata il primo marzo dalla prima sezione civile della Cassazione.

Precedenza assoluta. La revoca è ammessa soltanto per le ipoteche giudiziali e volontarie. L'ipoteca iscritta dall'agente della riscossione, invece, risulta fondata sull'esistenza di un titolo esecutivo costituito da un atto amministrativo: non si capisce, osservano i giudici con l'ermellino, perché essa debba essere ricompresa nell'ambito delle qualificazioni che risultano dal codice civile né perché si debba negarle una sua autonomia. È vero, il titolo ottenuto da Equitalia non è assimilabile neppure all'ipoteca legale: la prima fattispecie, infatti, richiede l'attivazione del creditore e non presuppone l'esistenza di un preesistente atto negoziale il cui adempimento il legislatore ha inteso garantire. Risulta pacifico, poi, che l'ipoteca “incriminata” non possa essere «volontaria», ipotesi che impone l'adesione del debitore. Ciò che conta è tuttavia che il “privilegio” del creditore Equitalia si forma si di un atto della stessa amministrazione, senza la necessità di un ulteriore vaglio da parte dell'autorità giudiziaria: esso dunque non ha fonte giudiziale (ne tanto meno volontaria). Il legislatore, insomma, assicura un regime eccezionale e derogatorio all'amministrazione finanziaria, garantendo una sorta di corsia preferenziale all'adempimento dell'obbligazione tributaria e favorendo dunque la riscossione delle entrare erariali. La Suprema corte decide nel merito revocando il decreto impugnato.

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