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Imposta di scopo a ruota libera

del 10/03/2012
di: di Sergio Trovato
Imposta di scopo a ruota libera
Dal 2012, i comuni possono istituire la nuova imposta di scopo anche se non è stato emanato il regolamento previsto dalla disciplina sul federalismo municipale. La Corte dei conti, sezione regionale di controllo per la Lombardia, con la deliberazione n. 16 del 19 gennaio 2012, ha infatti affermato che l'unico limite all'istituzione dell'imposta sia rappresentato dalla sospensione del potere degli enti di aumentare la pressione fiscale locale. Dunque, venuto meno questo limite i comuni possono introdurre il nuovo balzello.

Secondo la Corte, l'istituzione ex novo dell'imposta di scopo «deve essere equiparata a un aumento della stessa e quindi non ammessa, in assenza di una deroga espressa da parte del legislatore su tale tributo, sino all'avvenuta attuazione del federalismo fiscale». Considerato che questa deroga è prevista dall'articolo 4 del dl sulle semplificazioni (16/2012), che ha abrogato la norma che manteneva in vita il blocco per gli aumenti dei tributi locali, viene meno l'ultima barriera per deliberare il nuovo prelievo fiscale.

L'articolo 6 del decreto legislativo 23/2011 ha previsto l'emanazione di un regolamento statale, entro il 31 ottobre 2011, per individuare le ulteriori opere pubbliche che si possono finanziare rispetto a quelle indicate dalla Finanziaria 2007 (articolo 1, comma 149 della legge 296/2006). I comuni, dunque, hanno un'arma in più per ottenere maggiori entrate, purché finalizzate alla realizzazione di opere pubbliche. Nella nuova versione dell'imposta è possibile coprire totalmente le spese destinate a finanziare un'opera e non più solo parzialmente, come previsto prima. Inoltre, il limite per richiedere il pagamento del tributo non è più cinque ma dieci anni. Rimane fermo, invece, l'obbligo di rimborsare l'imposta nel caso di mancato inizio dell'opera entro due anni dalla data fissata dal progetto esecutivo. La scelta di istituirla deve essere fatta con regolamento. Questo provvedimento è soggetto agli stessi limiti previsti dall'articolo 52 del decreto legislativo 446/1997 in materia di entrate. Quindi, non possono essere derogate le previsioni concernenti i soggetti passivi, le fattispecie imponibili e l'aliquota massima, che sono definiti ex lege. Nel regolamento deve essere indicata l'opera che deve essere realizzata, la spesa che si presume debba essere sostenuta, l'aliquota d'imposta e le modalità di versamento delle somme dovute. Nella Finanziaria 2007 sono elencate le opere pubbliche che possono essere finanziate attraverso l'imposta di scopo, in particolare: le opere viarie (esclusa la manutenzione ordinaria e straordinaria di quelle già esistenti), il trasporto pubblico urbano, la realizzazione di parcheggi pubblici, parchi e giardini e gli interventi di edilizia scolastica. Un'attenzione particolare la legge riserva, poi, al finanziamento delle spese per le opere di restauro e conservazione di beni culturali, artistici e architettonici. L'articolo 6, invece, non pone più paletti per le opere da finanziarie. Mentre, in passato, il Dipartimento per le politiche fiscali del Ministero dell'economia e delle finanze (risoluzione n. 3 dell'8 ottobre 2007) ha escluso che potesse essere richiesta l'imposta per l'acquisto di un'area destinata a verde, in quanto la legge non contemplava quest'opera.

L'imposta è determinata applicando alla base imponibile Imu un'aliquota non superiore allo 0,5 per mille. E dovrebbe essere versata, come l'Imu, con il modello F24. In realtà, però, la norma di legge fa riferimento alla base imponibile Ici e, per evitare equivoci, sarebbe opportuno un intervento del legislatore che stabilisca espressamente la sua applicabilità all'Imu.

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