Un po' disorientati di fronte ad una novità che comunque crea una discriminazione fra professionisti, i tre istituti pensionistici hanno adottato strategie diverse. L'ente degli infermieri guidato da Mario Schiavon, per esempio, è stato il primo a ricevere il via libera alla riforma con il chiarimento esplicito che «comunque le amministrazioni pubbliche non pagheranno più del 2% di integrativo». L'Enpapi ha pertanto provveduto all'inserimento del doppio binario (2 o 4% a seconda del committente). Probabilmente la scelta di seguire l'orientamento ministeriale è arrivato dopo una valutazione di impatto minimo della previsione delle due aliquote.
L'Ente dei periti industriali guidato da Florio Bendinelli, invece, si sta confrontando in questi giorni con i ministeri per cercare una soluzione. Anche se, vista l'esigenza di portare a casa una riforma inseguita negli anni, è probabile che alla fine l'Eppi provvederà a correggere la mini-riforma interna.
Il caso dell'istituto previdenziale dei biologi presieduto da Sergio Nunziante è quello, forse, più critico. Visto che più di un terzo degli iscritti all'ente lavora per conto delle Asl e quindi non potrà sfruttare il meccanismo virtuoso della legge Lo Presti (ovvero la destinazione di parte dell'integrativa maggiorata sul montante contributivo dell'iscritto per far lievitare la futura pensione). Va da sé, infatti, che senza aumento della quota a carico del cliente va in fumo il miglioramento dell'adeguatezza delle prestazioni. Per questo motivo l'Enpab provvederà a recepire la differenza di aliquota a seconda del committente, anche se l'orientamento annunciato è quello di avviare successivamente un contenzioso per prevenire una discriminazione di trattamento fra i professionisti.
