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Addio al patteggiamento per i violentatori efferati

del 09/03/2012
di: Debora Alberici
Addio al patteggiamento per i violentatori efferati
Basta con gli abusi sulle giovani donne. Il monito arriva chiaro e forte dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 9176 dell'8 marzo 2012, ha escluso che i violentatori più efferati possano ottenere il patteggiamento (e quindi una riduzione della pena) neppure nel caso in cui abbiano già risarcito la vittima. La vicenda riguarda una ragazzina violentata per cinque mesi consecutivi da un settantenne d'accordo con i genitori. Poi era scattata la denuncia e quindi la condanna a cinque anni di reclusione. Nel frattempo l'uomo aveva risarcito il danno chiedendo l'applicazione della relativa attenuante e quindi il patteggiamento (la difesa aveva chiesto poco più di un anno di reclusione). La Procura aveva rifiutato e la decisione era stata confermata dal Gup. Quindi il caso è approdato una prima volta in Cassazione. La terza sezione penale nel 2010 ha accolto il ricorso dell'imputato ritenendo possibile, data l'applicabilità dell'attenuante del risarcimento, un accordo sulla pena.

Nell'appello bis la Corte di Napoli ha però escluso nuovamente il patteggiamento. Ieri la Suprema corte di cassazione, ha confermato, con una sentenza destinata alla massimazione ufficiale, la decisione, rendendola definitiva.

«Stando così le cose», si legge nelle motivazioni, «legittimamente la Corte territoriale, chiamata dalla Cassazione a valutare se il rigetto della richiesta di applicazione della pena da parte del Tribunale poteva ritenersi giustificato, ha chiaramente considerato giustificata la decisione del Tribunale laddove detto giudice aveva valutato la pena richiesta come inadeguata anche per la gravità del fatto e non solo per la ritenuta insussistenza dell'attenuante di cui all'art. 62 n. 6 cod. pen.». Valutazione poi fatta propria dalla stessa Corte partenopea che, in sede di rinvio – dopo aver ricordato che anche in appello l'imputato ha diritto a vedersi applicare la riduzione della pena allorquando il giudice dell'impugnazione riconosce che la richiesta di applicazione della pena era fondata – ha anch'essa «evidenziato la gravità del fatto sottolineando in particolare, come sopra ricordato nella parte narrativa le modalità del fatto e la notevole differenza di età tra l'imputato e la parte lesa: e al riguardo si tratta di apprezzamento di merito privo di qualsiasi connotazione di illogicità, e pertanto incensurabile in questa sede». Dunque ora che il verdetto è diventato senza appello l'anziano sconterà cinque anni di carcere.

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