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Licenziamento hi-tech

del 09/03/2012
di: di Dario Ferrara
Licenziamento hi-tech
Licenziabile il dipendente se la tecnologia fa risparmiare tempo e denaro all'azienda in difficoltà

Sì ai «tagli» dettati dai progressi informatici. E chi aspira al repêchage deve indicare in quale società del gruppo intende ricollocarsi. All'elenco delle vittime della tecnologia si può dunque aggiungere adesso il vecchio e caro contabile dell'azienda. Specie se il settore in cui opera l'impresa attraversa un momento di crisi: il primo a cadere sotto la scure della ristrutturazione aziendale, infatti, è il lavoratore le cui mansioni possono essere interamente sostituite grazie all'evoluzione dell'informatica. È quanto emerge dalla sentenza 3629/12, pubblicata l'8 marzo dalla sezione lavoro della Cassazione.

Organici esuberanti

Evita almeno le spese del giudizio il lavoratore licenziato dopo che il datore ha soppresso le sue mansioni, consistenti nel curare la contabilità per le società del gruppo imprenditoriale. Il servizio è stato riorganizzato a livello hi-tech, cosa che ha fatto ridurre la mole di «lavoro manuale» (il collegio parla di «classica rarefazione» dell'attività d'ufficio). Ergo, scatta il benservito per il travet.

Disperato il tentativo del contabile: secondo la difesa dall'istruttoria svolta sarebbe «emersa chiaramente l'assenza dell'asserita diminuzione del lavoro manuale, dopo l'acquisto di un nuovo prodotto informatico». Inutile per il licenziato eccepire presunte disparità di trattamento: i colleghi sono portatori di know how che può essere ancora utile all'impresa e un'altra compagna di lavoro è in maternità. Né giova sostenere che il recesso del datore sia pretestuoso: risulta accertata la «crisi di settore» che legittima il provvedimento mentre non risulta contestata l'effettiva introduzione di nuove tecnologie informatiche tali da far risparmiare tempo e denaro. Insomma: l'esubero in organico è lui, il ragioniere, e l'impresa può proseguire nella sua sfida per la competitività.

Operazione fallita

Resta infine da capire perché risulti frustrato anche il tentativo, da parte del contabile, che punta a essere ripescato comune all'interno del gruppo imprenditoriale. Ha ragione il licenziato: «L'obbligo di repêchage avrebbe dovuto essere valutato in relazione anche a detto gruppo e non alla sola azienda datrice». Il punto è che lo stesso lavoratore a venire meno all'onere della prova dimostrando quali sono i suoi skill che gli consentirebbero di operare con profitto nelle società «consorelle». Non resta che prendere cappello.

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