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Custodi giudiziari, tariffe free

del 07/03/2012
di: Debora Alberici
Custodi giudiziari, tariffe free
Il commercialista ha diritto alla liquidazione del compenso per l'attività di custode giudiziario sulla base degli usi e non delle tariffe professionali. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 3475 del 6 marzo 2012, ha accolto il ricorso del proprietario di un bene custodito da un professionista. In particolare il soggetto era stato nominato per custodire degli immobili di una successione. Il giudice, Tribunale di Genova, aveva liquidato lui 25 mila euro basandosi sulle tariffe professionali dei commercialisti.

La misura è stata confermata in sede di reclamo. A questo punto uno degli eredi ha presentato ricorso alla Suprema corte contestando proprio la misura del compenso dovuto al professionista. La seconda sezione civile del Palazzaccio lo ha accolto ricordando che «il compenso dovuto al custode (nella specie dottore commercialista) fino a quando non saranno emanate le tabelle per la determinazione dell'indennità di custodia previste dall'art. 59 dpr 30 maggio 2002 n. 115, va determinato in base alle tariffe prefettizie ridotte secondo equità, ove esistenti, ovvero secondo gli usi locali in virtù della previsione di cui all'art. 276 suddetto decreto; in mancanza delle une e degli altri la liquidazione deve avvenire ai sensi dell'art. 2233, 2° co. cc , e quindi in base all'importanza dell'opera svolta e previa acquisizione del parere dell'associazione professionale del custode; ne consegue che, ove in violazione di tali precetti il giudice liquidi il compenso dovuto al custode secondo equità, il relativo provvedimento è censurabile in sede di legittimità per violazione del 2° comma dell'art. 2233 cc, ma non per mancata applicazione delle tariffe professionali, non sussistendo alcuna norma di legge che imponga l'adozione dì tali tariffe, e non essendo le stesse applicabili in via analogica».

In altri termini, l'inapplicabilità in questi casi dell'analogia deriva direttamente dal carattere speciale rivestito dalle norme sulle tariffe, rispetto alla lex generale contenuta nelle norme del codice civile applicate dai giudici di merito. Dunque, «in difetto di una condizione di applicabilità in concreto della prima (costituita dall'esistenza delle specifiche tariffe prefettizie) riprende la seconda».

Anche la Procura generale della Suprema corte ha chiesto al Collegio di legittimità di accogliere il ricorso dell'erede in vista di una diminuzione del compenso del professionista.

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