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Il Professional day riscrive la storia

del 06/03/2012
di: di Marina Calderone presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei consulenti del lavoro e del C
Il Professional day riscrive la storia
E nulla sarà più come prima. Questo, in assoluta sintesi, il senso del Professional day. Evento tramite il quale i professionisti italiani hanno fatto sentire la loro competenza, il loro pensiero e le loro idee per offrire proposte concrete al Paese che ancora attende vere misure per poter ripartire. Una manifestazione splendida, gestita in maniera perfetta utilizzando tutti gli strumenti del lavoro quotidiano inclusi i social network. Un abisso di nuovo e di novità a fronte delle liturgie tipiche degli stantii incontri tra le «parti sociali». Una manifestazione dove le proposte per il Paese hanno prevalso sulla protesta urlata, il richiamo al ruolo sussidiario sul teatrino quotidiano delle rivendicazioni autoreferenziali. Al contrario le 27 categorie professionali hanno badato solo a proporre, a illustrare il loro pensiero ai cittadini, senza barricate, riserve e soprattutto senza piagnistei. Quindi i professionisti non CONTRO le riforme ma PER le riforme. Riforme che vanno sicuramente fatte, ma se continueranno ad essere imposte nonché scritte senza confronto e condivisione saranno di difficile applicazione. Ma perché le professioni italiane hanno scelto di organizzare una manifestazione così? Quali le finalità di una iniziativa che certamente è inusuale, sia per i mezzi utilizzati che per la scelta di coinvolgere tutte, proprio tutte, le province italiane? Perché questa decisione di uscire dai propri luoghi di lavoro per affrontare la gente, la politica, il grande pubblico? Prima di tutto perché, se si intervistassero ognuno degli oltre 2 milioni di professionisti ordinistici italiani, nessuno di loro accetterebbe di vedersi identificato e confinato nel concetto letterale di «casta» . È essere casta, l'appartenere a un sistema in cui si entra dopo anni di studio, di fatiche, di esami? Un sistema in cui per libera scelta si rinuncia alle certezze del posto fisso (ammesso che oggi, in Italia, ci sia ancora chi è autorizzato a ritenere «sicuro» o «fisso» un posto di lavoro), per mettersi in gioco ogni giorno cercando di essere sempre adeguati alle aspettative dei clienti. Clienti che tramite i professionisti vogliono sentirsi più «sicuri»? È questo il tema si cui si deve incentrare il ragionamento sulle professioni: «La sicurezza». Questo concetto, può essere declinato e coniugato in tanti modi: sicurezza del lavoro e sul lavoro, sicurezza alimentare, sicurezza fisica, sicurezza sanitaria, sicurezza economica e via via, in mille altre accezioni. Concetti che, inevitabilmente, portano con se altre parole: Giustizia, Lavoro, Salute, Ambiente, Economia. Ecco allora che tutto si fa più chiaro: questi sono i grandi temi a cui sono indissolubilmente legate le Professioni italiane. Tutte, nessuna esclusa. Tutte, operano con un solo fine: garantire regole che, a loro volta, diano sicurezza e fiducia ai cittadini. Prima di tutto, sicurezza di essere adeguatamente assistiti da professionisti seri, capaci, eticamente corretti e tecnicamente formati. L'Italia, oggi, si trova di fronte a un bivio e alla necessità di individuare la strada da percorrere. Da una parte c'è la non remota ipotesi di assistere a un ripiegamento su stessa, di una resa di fronte alla grandezza dei problemi che si sono creati negli ultimi mesi. Dall'altra c'è invece la possibilità di risorgere dalle ceneri di una crisi economica che ha sconvolto gli scenari e minato le nostre certezze, creando un mondo nuovo, con nuove regole, decretando la definitiva sconfitta delle clientele, delle lobby (quelle vere, non i professionisti), delle raccomandazioni, degli incompetenti. Per fare questo, però, è necessaria una metamorfosi degli italiani e di chi, a livello politico e istituzionale, li rappresenta. È necessario introdurre la cultura del merito, della valorizzazione delle intelligenze, del confronto con tutti i corpi sociali del nostro Paese. Tra questi corpi sociali vi è certamente il mondo delle professioni ordinistiche. In un Paese in cui la Pubblica amministrazione ogni anno fagocita il 16,4% del pil, le professioni compensano questa enormità producendo un attivo di pil pari al 15,1%. Si dice e si legge sempre più spesso della necessità di ridurre gli sprechi, le inefficienze della P.a., avviando un serio processo di semplificazione delle procedure burocratiche che avviluppano le imprese e i cittadini. A questo punto, è opportuna una riflessione: quale sarebbe il costo della Pubblica amministrazione, se non ci fosse quotidianamente l'apporto dei professionisti, se questi ultimi non si facessero carico di essere tramite efficiente ed efficace tra lo Stato e i cittadini? Oggi il Paese ha necessità di costruire il suo futuro puntando sulla modernizzazione dei processi interni alla P.a., sull'efficienza, sull'innovazione e la ricerca. Lo meritano i professionisti, lo meritano i cittadini, lo meritano i giovani italiani che devono avere l'opportunità di esprimere il loro talento in Patria senza essere costretti a emigrare per potersi realizzare. E se le professioni italiane saranno più ascoltate tutto sarà più semplice ed efficace.
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