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Fisco lento. E salvo

del 25/02/2012
di: di Debora Alberici
Fisco lento. E salvo
Il contribuente paga le sanzioni per ritardo nel versamento dei tributi anche se allo sportello delle Entrate ci sono lunghi tempi di attesa e quindi i funzionari lo registrano il giorno successivo. Non basta. Dalla «sovrattassa» non ci si salva neppure nel caso la ricevuta rilasciata dal fisco non contenga l'indicazione di quanto dovuto in più.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 2851 del 24 febbraio 2012, ha accolto il ricorso presentato dall'Agenzia delle dogane contro la decisione della Ctr di Genova con la quale era stata sancita l'illegittimità di una sanzione.

In particolare i giudici di merito avevano motivato che la colpa nel ritardo del pagamento era senz'altro da imputare all'amministrazione dal momento che, per prassi, a causa dei lunghi tempi di attesa allo sportello per fare il versamento l'ultimo giorno utile, i funzionari registrassero il versamento soltanto il giorno dopo.

Non è ancora tutto. Ad avviso dei giudici di merito l'operazione di registrazione con programma informatico calcola subito anche il ritardo, liquidando automaticamente anche l'importo della sanzione, cosa non avvenuta in questo caso. La motivazione della commissione tributaria regionale è stata bocciata dalla sezione tributaria del Palazzaccio su tutti i fronti. Fra l'altro, gli Ermellini hanno deciso nel merito accogliendo il ricorso dell'amministrazione e condannando il contribuente, con verdetto ormai senza appello, al pagamento della sanzione.

Piazza Cavour ha motivato la decisione spiegando che «nessuna norma impone di notificare l'atto di contestazione della infrazione per ritardo nel pagamento contestualmente al rilascio della quietanza del versamento, né tanto meno dalle norme di legge in questione è desumibile una decadenza o rinuncia dall'esercizio della potestà sanzionatoria in caso di mancata immediata contestazione».

Di più. In tema di illecito amministrativo una volta rilevata la violazione per effetto della ricorrenza, ritenuta dall'organo accertatore degli elementi richiesti per la sua configurazione, nessuno incidenza può assumere, ai fini della legittimità della condotta contestata, il richiamo a un comportamento successivo della stessa amministrazione asseritamene incompatibile con la già avvenuta contestazione, in quanto vertendosi in materia di diritti e obblighi indisponibili solo la riconsiderazione dell'attività già ritenuta illecita consente alla p.a., in forza del principio dell' autotutela l'annullamento della contestazione.

Dunque la Commissione genovese, secondo la Cassazione, non si è attenuta ai principi sanciti dalla giurisprudenza sulla dichiarazione stragiudiziale del fisco, «avendo desunto dal mero rilascio della quietanza di versamento del tributo senza ulteriori indicazioni relative alla liquidazione dell'importo dovuto a titolo di sanzione pecuniaria per il ritardato pagamento, una confessione implicita dell'amministrazione di non imputabilità del ritardo al contribuente».

Anche la Procura generale della Suprema corte aveva chiesto di accogliere il ricorso dell'Agenzia delle dogane.

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