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Ritorni minimi, ok all'induttivo

del 25/02/2012
di: di Debora Alberici
Ritorni minimi, ok all'induttivo
Legittimo l'accertamento induttivo a carico dell'impresa che pur avendo un notevole volume d'affari ha un ritorno sugli investimenti «infimo». È quanto stabilito dalla Cassazione che, con ordinanza n. 2613 del 22/2/2012, ha respinto il ricorso di una commerciante che aveva ricevuto un accertamento induttivo con il quale venivano applicate delle percentuali di ricarico dell'89% nei periodi normali e del 43% nei periodi di saldi. L'ufficio aveva contestato alla contribuente di aver fatto grossi investimenti a fronte di un ritorno troppo basso. In proposito la sezione tributaria ha considerato corretta la decisione della Ctr del Lazio che ha esposto quale sia il fondamento di legittimità del metodo induttivo usato: «L'ispezione», vi si afferma, «ha rilevato l'incongruità della percentuale di ricarico dichiarata, nonché la scarsa aderenza alla realtà commerciale di un esercizio commerciale con notevole volume d'affari (anche superiore al miliardo di lire) con un ritorno sugli investimenti addirittura infimo (con percentuali inferiori al 3%) tale da essere ottenuto anche con investimenti a molto minor rischio». Fra l'altro, hanno aggiunto gli Ermellini, «non si comprende quale sia la pulsione di un imprenditore movimentare capitali ingenti per ottenere rendimenti inferiori a quelli di un investimento in titoli di stato». Questa ordinanza si incardina perfettamente nel filone giurisprudenziale che boccia tutte le attività antieconomiche dell'imprenditore contestando, in alcuni casi in virtù del principio sull'elusione fiscale, ogni operazione sospetta. Nel 2010, con la sentenza n. 3542 la Corte aveva sancito la legittimità dell'accertamento induttivo fondato sul maggior reddito di un commerciante accertato sul listino dei prezzi esposti al pubblico. In quell'occasione i giudici hanno richiamato il principio generale per cui «in tema di accertamento dell'Iva il ricorso al metodo induttivo è ammissibile anche in presenza di una contabilità formalmente regolare, ai sensi dell'articolo 54 del dpr 26 ottobre 1972 n, 633, il quale autorizza l'accertamento anche in base a «altri documenti» o «scritture contabili» o ad «altri dati e notizie» raccolti nei modi prescritti dagli articoli precedenti, potendo le conseguenti omissioni o false ed inesatte indicazioni essere indirettamente desunte da tali risultanze ovvero in esito a presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti.

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