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Ipoteche e espropri, mano leggera

del 25/02/2012
di: di Andrea Bongi
Ipoteche e espropri, mano leggera
Niente più iscrizioni ipotecarie o espropriazioni immobiliari quando il debito a ruolo è inferiore a 20 mila euro e pignorabilità a scaglioni degli stipendi. Sono queste, in estrema sintesi, le principali novità in materia di azioni cautelari ed esecutive a disposizione dei concessionari della riscossione (Equitalia) contenute nel pacchetto di misure sulla semplificazione tributaria approvate ieri dall'esecutivo. Si tratta di misure importanti che vanno nella direzione di una maggior tutela dei contribuenti con l'introduzione di precisi limiti alle azioni del concessionario della riscossione sulle proprietà immobiliari.

Ipoteche ed espropriazione immobiliare. Attraverso la riscrittura del primo comma dell'articolo 76 del dpr 602/73 (riscossione delle imposte sul reddito) si modifica radicalmente la procedura di espropriazione immobiliare che il concessionario della riscossione può intraprendere per la soddisfazione del credito. Secondo la nuova formulazione del testo normativo citato, Equitalia potrà procedere all'espropriazione immobiliare se l'importo complessivo del credito per cui si procede al recupero supera, complessivamente, i 20 mila euro. Vengono così superati i due limiti introdotti dal decreto legge n. 98 del 2011 sulla base dei quali l'espropriazione immobiliare poteva avvenire solo se il credito era superiore a 20 mila euro nel caso in cui il credito fosse contestato o contestabile e l'immobile fosse adibito ad abitazione principale del contribuente, nonché a euro 8 mila negli altri casi (importi non contestati o contestabili, immobili non costituenti abitazione principale ecc.).

La nuova disposizione razionalizza il sistema dell'espropriazione immobiliare fissando la soglia dei 20 mila euro quale unico limite al di sotto del quale il concessionario della riscossione non potrà mai avviare la procedura. L'importo di 20 mila euro costituirà inoltre il nuovo valore limite al di sotto del quale il concessionario della riscossione dovrà astenersi, oltre che all'espropriazione, anche dall'iscrizione ipotecaria sui beni del debitore quale misura cautelare. Anche in questo caso le norme varate dall'esecutivo nel consiglio dei ministri di ieri intervengono sulle disposizioni contenute nel dpr 602/73 e in particolare sull'articolo 77 al quale viene aggiunto un nuovo comma 1-bis ai sensi del quale «l'agente della riscossione, anche al solo fine di assicurare la tutela del credito da riscuotere, può iscrivere la garanzia ipotecaria di cui al comma 1, purché l'importo complessivo del credito per cui si procede non sia inferiore complessivamente a 20 mila euro». La norma tende dunque a fare chiarezza in queste delicatissima materia già fonte di in passato di aspre e dure polemiche fra contribuenti e concessionari della riscossione, introducendo un limite unico valevole in qualsiasi situazione sia per l'iscrizione delle misure cautelari sia per l'espropriazione immobiliare vera e propria. La nuova norma proposta evidenzia anche le finalità di garanzia della misura cautelare costituita dall'iscrizione di ipoteca sui beni del debitore, che può essere attivata anche indipendentemente dalla successiva esecuzione, attraverso la quale si può evitare il pregiudizio che potrebbe derivare all'ente impositore da analoghe azioni intraprese da altri creditori.

Pignoramento esattoriale stipendi e altri emolumenti. Anche in tale contesto è nuovamente dpr 602/73 ad essere oggetto di modifiche. In particolare l'esecutivo, attraverso l'inserimento del nuovo articolo 72-ter la cui rubrica è appunto «limiti di pignorabilità», tende a introdurre anche nel nostro ordinamento un sistema di pignoramento degli stipendi del tutto simile a quello vigente nella vicina Francia. Grazie a tale modifica normativa il concessionario della riscossione, in deroga alle previsioni del codice di procedura civile, potrà pignorare gli stipendi, i salari e le altre indennità equipollenti percepiti dal debitore nelle seguenti misure: un decimo per importi fino a 2 mila euro, un settimo per importi da 2 mila a 5 mila euro. Per gli importi superiori il pignoramento esattoriale tornerà a coincidere con quello processuale civilistico nella misura più elevata pari a un quinto.

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