Consulenza o Preventivo Gratuito

Avvocati, sette giorni di sciopero

del 24/02/2012
di: di Simona D'Alessio
Avvocati, sette giorni di sciopero
Sette giorni di sciopero (dal 15 al 23 marzo), presidio il 15 davanti al ministero della giustizia e «blocco totale» dell'attività, con autosospensione del gratuito patrocinio e della difesa d'ufficio. Intanto, la protesta di 48 ore iniziata ieri contro le liberalizzazioni e «la rottamazione della giustizia», ha visto l'adesione del 90% dei legali. L'avvocatura si riunisce al cinema Adriano a Roma per pianificare la guerra contro, dichiara il presidente dell'Oua Maurizio de Tilla, «un governo a misura dei poteri forti», ma anche avversando precedenti interventi: le società di capitali e la media-conciliazione obbligatoria («doveva abbattere il contenzioso, si diceva ci sarebbe stato un milione di cause in meno all'anno, ma soltanto 5 mila tentativi sono andati a buon fine»). E non è tutto: l'accorpamento degli uffici dei giudici di pace, la previsione di revisione della geografia giudiziaria e l'istituzione dei tribunali per le imprese (nel decreto 1/2012 all'esame del senato) sono tasselli di un unico disegno: indebolire gli avvocati. Sul palco sfilano i vertici degli ordini forensi delle principali città: per Francesco Caia (Napoli) la categoria «è di fronte al baratro, vanno modificate le norme che ci tolgono l'indipendenza e riducono la tutela dei cittadini», Paolo Giuggioli (Milano) si scaglia contro le società di puro capitale, anteponendo quelle professionali, Mauro Vaglio (la cui lista ha vinto le elezioni per il rinnovo del consiglio dell'Ordine di Roma) respinge l'idea di far parte di una corporazione, perché «non vogliamo privilegi, bensì risposte» e Francesco Greco (Palermo) ricorda che nel capoluogo siciliano, all'astensione dalle udienze, si accompagna la distribuzione di materiale informativo sulle ragioni dell'agitazione.

L'atmosfera si surriscalda, voci di contestazione si levano dalla sala: non basta, urlano, proclamare lo stato di agitazione, «è finito il tempo delle parole, vogliamo i fatti». Si evoca l'esempio dei tassisti, protagonisti di scioperi selvaggi e capaci di ottenere il clamoroso dietrofront del governo (nel dl sulle liberalizzazioni l'esecutivo ha ridato ai sindaci il potere di decidere sulle licenze, mentre l'Authority dei trasporti esprimerà un parere non vincolante, ndr), e le proteste non si smorzano quando parla il presidente del Cnf Guido Alpa, che constata «il pericoloso avanzare di un nuovo ordine corporativo, quello economico». Applausi per Dario Greco, alla guida dell'associazione dei giovani avvocati, che mette il dito nella piaga degli under45 («c'è un gravissimo malessere») e, denunciando che i progetti di legge anti-professionisti pare nascano più al ministero delle attività produttive che negli uffici del guardasigilli, chiede ai colleghi di passare «dalla protesta alla proposta, che vorrei uscisse unitaria all'assise di Milano», riferendosi al congresso straordinario dell'Oua di fine marzo.

«Siamo ancora fiduciosi si possa aprire il tavolo di confronto con il governo, però non accettiamo di vedere arrecare vantaggi ad altre categorie a nostro scapito», dice a ItaliaOggi Alberto Bagnoli, presidente della cassa di previdenza forense, che avalla il blocco della giustizia come «estremo rimedio. Non per nostra irresponsabilità, ma perché ci hanno messi con le spalle al muro».

vota