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I confidi a garanzia del business privato

del 24/02/2012
di: di Andrea Settefonti
I confidi a garanzia del business privato
«Aprire ai soldi delle famiglie e dei privati per finanziare gli investimenti delle piccole imprese». È la proposta arrivata da Andrea Giotti, presidente di Eurofidi, durante il sesto convegno nazionale Confidi che si è tenuto ieri a Firenze organizzato da Res Consulting group e da Lorenzo Gai della facoltà di economia dell'università di Firenze. «I Confidi garantiranno i privati del loro capitale investito», ha continuato Giotti. «Il sistema bancario avrà sempre più difficoltà a concedere finanziamenti a medio termine. Oggi le aziende non fanno investimenti e questo compensa il rapporto con gli istituti di credito. Ma per far ripartire gli investimenti, la strategia di Eurofidi è quella di aprire al capitale dei privati». Dunque il singolo cittadino che investe i propri risparmi nell'azienda del proprio territorio e la fa crescere è un modo per rispondere a una lamentela che arriva dal mondo Confidi al sistema bancario. Ci sono troppi paletti, valutazioni del rating che tiene conto soltanto dei «freddi» numeri di un bilancio, mancanza di ritorni in termini di pricing per le aziende nonostante la doppia garanzia dei Confidi e del Fondo di garanzia. «Purtroppo oggi cambia poco in termini di risparmio per le aziende. Per una banca conta poco il fatto che il Confidi sia anche vigilato, che non sono più soltanto associazioni mutualistiche ma anche imprese con criteri e strumenti di valutazione come quelli delle banche», ha spiegato Lorenzo Gai, coordinatore del convegno che aveva per sottotitolo «L'attività dei Confidi in un'economia che cambia: obblighi di vigilanza, nuove aree di business, soluzioni organizzative e commerciali». All'economia che cambia, alle imprese che hanno necessità di liquidità, alla difficoltà di accesso al credito, le banche dichiarano di essere pronte a dare delle risposte. Come ha sottolineato nel suo intervento Bruno Bossina di Intesa Sanpaolo. «Dobbiamo cambiare molto in fretta, dobbiamo cambiare il sistema del rating e prendere in considerazione anche la qualità e quello che ha espresso fino a questo momento una azienda». Ma al momento, tuttavia, non possono essere dimenticati i problemi legati «credit crunch, all'aumento delle sofferenze, allo spread con i suoi effetti sul medio lungo termine». Se non cambia qualcosa il rischio è che possano fallire 30 mila imprese, secondo gli organizzatori del convegno, a causa della crisi ma anche del credit crunch.

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