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Black list, operazioni con il filtro

del 24/02/2012
di: di Franco Ricca
Black list, operazioni con il filtro
Un filtro alle comunicazioni delle operazioni Iva con soggetti «black list»: l'obbligo non sussisterà più per le cessioni di beni e prestazioni di servizi di importo fino a 500 euro. La novità è contenuta nella bozza del dl sulle semplificazioni fiscali oggi in consiglio dei ministri. Se la previsione sarà confermata, si avrà quindi un'apprezzabile riduzione dell'obbligo, soprattutto in relazione alle prestazioni di servizi di modesto importo frequentemente acquisite da soggetti passivi nazionali presso fornitori situati in paesi black list, ad esempio un pranzo al ristorante in Svizzera o a San Marino. Occorre ricordare che l'ambito oggettivo della comunicazione introdotta dall'art. 1 del dl n. 40/2010 non comprende soltanto le operazioni territorialmente rilevanti ai fini Iva in Italia, o comunque soggette all'obbligo di registrazione (es. prestazioni non territoriali art. 7-ter rese a committenti stabiliti in altri paesi membri); l'art. 3 del dm 5 agosto 2010 ha esteso l'obbligo anche alle «prestazioni di servizi che non si considerano effettuate nel territorio dello stato agli effetti dell'imposta sul valore aggiunto e che sono rese o ricevute nei confronti di soggetti passivi aventi sede, residenza o domicilio nei paesi cosiddetti black list», donde la rilevanza, ai fini dell'obbligo in esame, anche della prestazione di ristorazione acquisita all'estero (e non territoriale in Italia), ancorché di modesta entità, qualora si intenda imputare la spesa all'attività economica. In questo quadro, la bozza di decreto in via di approvazione introduce una utile semplificazione, limitando l'obbligo della comunicazione in esame alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi di importo superiore a 500 euro. Al momento, non essendo previsto nulla in ordine alla decorrenza della semplificazione in esame (che figura, nella bozza, tra le disposizioni sulle quali non sono annotate riserve), ci si chiede se l'adempimento verrebbe meno in relazione alle operazioni di importo sotto soglia effettuate dopo l'entrata in vigore del provvedimento, oppure, in un'ottica di favore, anche per quelle effettuate prima, per le quali l'obbligo di trasmissione della comunicazione venga a scadere successivamente. Tra le varie semplificazioni, la bozza prevede pure una norma di sanatoria permanente dell'omessa comunicazione preventiva prescritta per la fruizione di regimi fiscali opzionali o di benefici tributari (ad esempio la tassazione per trasparenza delle società di capitali). In particolare, la fruizione dei regimi speciali o dei benefici, pur in carenza di preventiva opzione, resterebbe valida qualora il contribuente: abbia i requisiti sostanziali per l'accesso al regime o al beneficio fruito; effettui la comunicazione o esegua l'adempimento richiesto entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile; versi contestualmente l'importo della sanzione minima prevista dall'art. 11, comma 1, del dlgs n. 471/97, ossia 258 euro. Il tutto subordinatamente alla condizione che la violazione non sia stata già constatata e che non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali l'autore dell'inadempimento abbia avuto formale conoscenza. In ambito Iva, la previsione in esame dovrebbe dare copertura a quella che è l'unica ipotesi in cui la scelta del contribuente deve essere manifestata preventivamente in modo esplicito e non attraverso il comportamento concludente, giusta disposizione dell'art. 2 del dpr n. 442/97, ovverosia l'opzione per il regime di liquidazione dell'Iva di gruppo. Attualmente, l'attivazione dell'Iva di gruppo è infatti condizionata all'opzione esplicita, mediante trasmissione del modello Iva 26, entro il 16 febbraio dell'anno di riferimento, senza possibilità di rimediare all'omissione attraverso il comportamento concludente; con la nuova norma, invece, sarebbe possibile convalidare la scelta effettuando gli adempimenti descritti.

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