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Costi da reato, si cambia subito

del 23/02/2012
di: di Duilio Liburdi
Costi da reato, si cambia subito
Nuove regole sui costi da reato anche per il contenzioso in essere: le novità normative avranno immediato effetto sulle vicende nelle quali l'amministrazione finanziaria ha già contestato l'indeducibilità dei costi da reato. La stretta sulla deducibilità rimarrà dunque soltanto in relazione ai reati più gravi e a condizione che i costi e le spese relativi a cessioni di beni o prestazioni di servizi siano riferibili a vicende strettamente collegate con i reati in questione qualificabili come delitti non colposi. È questo uno degli aspetti di maggiore rilevanza derivanti dalla applicazione delle nuove disposizioni di cui al comma 4-bis dell'articolo 14 della legge n. 537 del 1993 che andrà a sostituire l'attuale previsione che disciplina la totale indeducibilità di costi e componenti negativi, per effetto del decreto sulle semplificazioni fiscali (si veda ItaliaOggi di ieri).

Attraverso la modifica normativa in questione, il legislatore accoglie le obiezioni che sono state sollevate, rispetto alla attuale formulazione della disposizione, dalla giurisprudenza. L' applicazione della norma in questione senza alcuna limitazione ha posto problematiche sostanzialmente insuperabili in merito all'alterazione del principio di capacità contributiva sancito dalla Carta costituzionale. La conseguenza, di fatto, è l'indebito ampliamento della base imponibile mediante l'applicazione di una norma che costituirebbe di fatto una sanzione impropria vanificando, in particolare, il disposto dell'articolo 53 della Costituzione in quanto si altererebbe il principio di capacità contributiva. La problematica legata alla costituzionalità della norma questione è stata peraltro sollevata, recentemente, dalla Commissione tributaria regionale del Veneto che, con l'Ordinanza dell'11 aprile 2011 n. 27, ha appunto sollevato il dubbio di costituzionalità del comma 4-bis dell'articolo 14 della legge n. 537 del 1993 in relazione al possibile contrasto con gli articoli 3, 25, 53 e 97 della Costituzione.

Nella sostanza, i giudici regionali veneti affermano come:

- una volta individuata la connotazione sanzionatoria della norma, non appare comunque ammissibile come possa esistere un prelievo impositivo a titolo sanzionatorio per la contraddizione stessa con le ragioni che ispirano l'imposizione tributaria. Non è dunque prospettabile, che esista nel nostro ordinamento, una norma sanzionatoria in cui l'ammontare della sanzione resta indeterminato sia nel minimo che nel massimo e che resta, di fatto, ancorato a un ampliamento della base imponibile sulla quale, inoltre, vengono applicate le sanzioni «ordinarie». Peraltro, detto ammontare, non è neppure proporzionato alla gravità dell'illecito ma dipende da fattori del tutto casuali, non ultimo il rapporto usuale tra costi e ricavi che, settore per settore, può essere decisamente variabile;

- la deroga delineata dal comma 4-bis dell'articolo 14 in merito alla indeducibilità dei costi sostenuti per la produzione di proventi imponibili lede, come accennato, il principio di capacità contributiva di cui all'articolo 53 della Costituzione in quanto altera i principi normativi di determinazione della base imponibile assoggettando a imposta somme che non sono espressione di capacità contributiva. Viene dunque violato il principio di correlazione tra imposizione e capacità contributiva;

- più in particolare, nella determinazione del reddito di impresa, risultano essere deducibili nella determinazione dello stesso, tutti i costi inerenti secondo quanto previsto dall'articolo 109 del Testo unico delle imposte sui redditi. E, quindi, è da considerare inerente ogni onere sostenuto non solo nell'interesse dell'attività dell'impresa nella prospettiva di fornire alla stessa una qualche utilità anche se soltanto in via mediata e indiretta ma anche ogni onere sostenuto in dipendenza dell'attività dell'impresa. Non appare dunque possibile che i costi in questione non siano considerati inerenti allo svolgimento dell'attività di impresa a prescindere dalla sussistenza o meno del reato di specie.

Va poi osservato come, in relazione al disconoscimento della deducibilità dei costi come presuntivamente derivante dalla applicazione del disposto dell'articolo 14, comma 4-bis, della legge n. 537 del 1993, la recente giurisprudenza di merito ha posto fondatamente in dubbio che tale sia la conseguenza derivante da una presunta violazione delle norme di carattere giuslavoristico. In particolare, la Ctr della Lombardia, nelle sentenze del 15 novembre 2010 n. 103/33/10 e 102/33/10 ha affermato la legittima deducibilità dei costi in questione. I giudici regionali, infatti, osservano come la decisione della commissione tributaria provinciale, oggetto di riforma, era viziata da una evidente contraddizione in quanto un conto è affermare l'indeducibilità dei costi per violazione del principio di inerenza ai sensi dell'articolo 109 del Testo unico delle imposte sui redditi e un altro è sancire la non deducibilità dei costi per violazione dell'articolo 14, comma 4-bis della legge n. 537 del 1993. In particolare, la condivisibile tesi esposta dai giudici milanesi muove dal presupposto che la stessa norma fa salvo, ai fini della deducibilità dei costi in questione, l'esercizio di diritti costituzionalmente garantiti il che, evidentemente, non è una locuzione finalizzata a salvaguardare la deducibilità del solo costo correlato alla difesa legale ma a rappresentare un concetto ben più ampio: nel momento in cui il costo in questione va a remunerare un diritto costituzionalmente garantito quale quello del lavoro il costo stesso deve essere ammesso in deduzione. Nel caso esaminato dai giudici milanesi si era in presenza di una fattispecie legata a costi di retribuzione della manodopera fornita da terzi e dunque costi per prestazione di servizi che, ovviamente, sono stati riconosciuti in piena deduzione ai fini fiscali. Peraltro, a conclusioni simili sono giunti i giudici della Commissione tributaria provinciale di Roma, con sentenza n. 375 del 20 ottobre 2008, laddove è stato riconosciuta la deducibilità dei costi in quanto l'operazione (anche in questo caso appalto di manodopera) aveva altre finalità e non incideva in alcun modo nell'ambito di natura tributaria. Un intervento, dunque, quello contenuto nel decreto legge fiscale che appare finalizzato a rimuovere le problematiche di specie in modo tale da sterilizzare a monte ulteriori questioni che possono sorgere nell'ambito del contenzioso.

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