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A Napoli si consegnano i tesserini

di Benedetta Pacelli del 22/02/2012

L'autosospensione dall'albo professionale per dire no alle false liberalizzazioni. Arriva dalla città di Napoli l'ultimo annuncio di protesta che accompagnerà la giornata del Professional day il 1° marzo a Roma (e in collegamento con tutte le città), la cui organizzazione si sta diffondendo capillarmente in tutta Italia da ordine a collegio di ogni categoria professionale. Dopo Palermo, infatti, anche i professionisti napoletani rappresentati dal Cup territoriale, il Comitato unitario delle professioni, incroceranno le braccia il prossimo 1° marzo e, come gesto simbolico, consegneranno i propri tesserini di iscrizione all'albo professionale. Un guanto di sfida verso la politica e questo governo che, come spiega il suo presidente Maurizio de Tilla, testimonia «l'indignazione dei professionisti italiani che non accettano di essere equiparati alle imprese. Il governo Monti deve fare un passo indietro e ripristinare le tariffe professionali. Via i soci di capitale dalle società professionali, temiamo infiltrazioni malavitose». Toni concitati anche da parte di Maurizio Sansone, presidente del Collegio dei periti industriali di Napoli che seppur favorevole a modifiche che coinvolgano gli ordinamenti professionali chiede che queste non siano unilaterali, ma concordate. «I periti industriali», dice Sansone, «parteciperanno in numero considerevole alla manifestazione: i professionisti non sono abituati, come molte altre categorie, a scendere in piazza per far sentire la loro voce. Per questo motivo traspare un'immagine di casta lontana dalla realtà. Manifestazioni come il Professional day,» chiude l'esponente partenopeo, «permettono di far sentire la vera voce della categoria, senza che questa sia distorta o filtrata». Sulla stessa scia anche Edmondo Duraccio, presidente dell'Ordine dei consulenti del lavoro di Napoli che ancora una volta respinge al mittente l'accusa che viene fatta ai professionisti di essere contrari alla riforma. A patto, però, che questa sia concordata e che rimangano ben saldi alcuni punti fermi quali il principio ordinistico e l'esame di stato per l'accesso alle professioni. «Sono anni», dice Duraccio, «che il comparto cerca di portare avanti proposte di riforma: tre anni fa la realizzazione del manifesto delle libere professioni sembrava aprire le porte a modifiche concordate ma poi non queste non si concretizzarono». Tutto pronto per il 1° marzo anche a Cuneo dove la Consulta delle professioni che riunisce medici, commercialisti, ingegneri, veterinari, architetti, consulenti del lavoro, farmacisti, avvocati, periti industriali, chimici e geometri ha riservato una sala del Centro Incontri della Provincia da cui sarà seguito via satellite il dibattito romano.

Ma non solo, perché come fa sapere il presidente della Consulta Claudio Massa, la giornata vedrà un momento di confronto tra i rappresentanti degli iscritti agli Ordini e Collegi che operano sul territorio (non solo gli 11 che appartengono alla Consulta ma anche a tutti gli altri che vorranno partecipare) e i politici del territorio. «C'è un problema di disinformazione» (o, almeno, cattiva informazione), spiega Massa, e questa è «sistematicamente orientata a far passare al lettore un messaggio che, invece, coloro che effettivamente conoscono le problematiche legate al mondo professionale, sanno essere sbagliate nelle premesse» La vera chiave di volta, dunque, è quella di far conoscere alla politica e soprattutto all'opinione pubblica locale «il nostro punto di vista sugli scenari futuri che ci sembrano connotati da elementi di grande negatività per gli ordinamenti professionali.

Tali ordinamenti, infatti, introdotti per la tutela di interessi di carattere generale vengono, invece, danneggiati da una liberalizzazione selvaggia che punta a favorire soltanto coloro che dei servizi professionali vogliono fare un business, del tutto disattendendo e aggirando i profili deontologici che devono prevalere sull'aspetto meramente economicistico delle prestazioni dei professionisti».

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