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Stangata sulle clausole vessatorie

del 22/02/2012
di: di Antonio Ciccia
Stangata sulle clausole vessatorie
Niente veti incrociati sulla dichiarazione di vessatorietà di una clausola. Scompare il necessario accordo con le associazioni di categoria quale presupposto del potere dell'Antitrust di mettere al bando una clausola abusiva nei contratti con i consumatori. E chi sgarra, continuando a usare la clausola abusiva, rischia fino a 50 mila euro. Inoltre torna il potere del giudice di quantificare il risarcimento dovuto in caso di class action, che allarga le maglie alla adesione di tutti i consumatori in posizione omogenea (scompare l'espressione «del tutto omogenea»). Questi alcuni emendamenti, a firma dei relatori, al decreto liberalizzazioni (n. 1/2012) in sede di conversione in commissione industria al senato. A cui bisogna aggiungere anche una possibile revisione delle disposizioni sul tribunale delle imprese, che viene regionalizzato (diventano 20 tribunali e per fare causa si paga solo il triplo del contributo unificato; era il quadruplo). Ma vediamo di esaminare le modifiche che dovrebbero passare nel testo finale.

Clausole vessatorie. Viene mantenuta in capo all'Antitrust il potere di dichiarare la vessatorietà delle clausole inserite nei contratti per adesione con i consumatori. Viene anche mantenuto il procedimento di interpello preventivo finalizzato ad avere la valutazione dell'Antitrust prima di inserire la clausola nei contratti. La norma viene però ritoccata in alcuni punti cardine. Nella versione originaria la dichiarazione di vessatorietà era subordinata a un accordo tra le associazioni di categoria: questo significava paralizzare l'attività dell'Antitrust, considerato che per lo meno l'associazione dei professionisti di volta in volta interessata avrebbe potuto far valere il suo dissenso (come già segnalato da ItaliaOggi del 28 gennaio 2012). L'emendamento elimina la necessità dell'accordo e conferisce espressamente all'Antitrust la possibilità di chiedere informazioni e di condurre un'istruttoria ordinando l'esibizione di documenti e anche procedendo a ispezioni. In caso di ostruzionismo si rischiano pesanti sanzioni pecuniarie fino a 20 mila euro (mancata collaborazione) e fino a 40 mila euro (informazioni o documentazioni non veritiere). Inoltre, si mostra il pugno duro contro chi inserisce una clausola dichiarata vessatoria nei contratti: si arriva fino a 50 mila euro. Per l'interpello l'emendamento stabilisce che l'Antitrust deve rispondere entro 120 giorni: un regolamento dovrà stabilire se il silenzio sull'istanza, scaduto il termine, significa adesione alla proposta del richiedente. Una clausola che passa indenne l'interpello non può, infatti, poi essere dichiarata vessatoria.

Class action. Le maglie della class action si aprono alla adesione di tutti coloro che si trovano in posizione «omogenea» a quella del proponente. L'allargamento dovrebbe essere sostanziale: si passa dall'attuale posizione «identica» (il cui effetto è che praticamente pochissimi possono aderire) alla posizione «del tutto omogenea» della versione originaria del decreto competitività, alla semplicemente «omogenea» dell'emendamento in esame. Potrebbe trattarsi solo di questioni nominalistiche, ma in questo caso l'ultima parola è sempre dei giudici. Inoltre l'azione è estesa anche per la tutela di interessi collettivi.

Dal punto di vista del procedimento la adesione del consumatore viene facilitata, perché viene ammesso anche l'uso della mail e del fax.

Di maggiore impatto è la modifica in ordine alla quantificazione del risarcimento. L'emendamento dà una prima possibilità alle parti di mettersi d'accordo; se però l'accordo fallisce, dopo 90 giorni la palla torna al magistrato che, su istanza di parte, liquida le somme dovute ai singoli consumatori aderenti.

Tribunale delle imprese. Il tribunale delle imprese, se l'emendamento passerà così com'è stato presentato, è previsto in ogni regione (e non più solo in 11 sedi). Si prevede un organico maggiore di magistrati per le sedi del Lazio e della Lombardia, che non potranno decidere cause diverse. E il tribunale preso cui è istituita la sezione specializzata diventa competente per le class action. Si attenua (anche se di poco) il contributo unificato per le cause di competenza del nuovo tribunale: è solo triplicato, anziché quadruplicato (come nel testo originario del decreto legge).

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