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Costi da reato, la stretta si allenta

del 22/02/2012
di: di Duilio Liburdi
Costi da reato, la stretta si allenta
Stretta allentata sui costi da reato, preparazione di liste selettive per i contribuenti che non emettono scontrini o ricevute, maggiori poteri per la guardia di finanza e ampliamento della franchigia ai fini dell'attivazione di accertamenti basati sugli studi di settore. Oltre a ulteriori interventi in materia di accertamenti esecutivi e controlli. È questo, in sintesi, il corposo intervento contenuto nel decreto legge in materia fiscale (si veda ItaliaOggi di ieri) che ieri ha passato il vaglio del preconsiglio dei ministri e venerdì sarà sul tavolo dell'esecutivo. Potrebbe contenere ulteriori interventi di natura tributaria in materia di imposta patrimoniale sui beni all'estero e proroga dell'imposta sui capitali scudati.

Costi da reato. L'intervento normativo è finalizzato alla sostituzione del comma 4-bis dell'articolo 14 del decreto legge n. 537 del 1993 che, come noto, rende indeducibili i cosiddetti costi da reato trascinando di fatto nella indeducibilità fiscale anche situazioni nelle quali le violazioni sono afferenti a comparti diversi da quello tributario e in relazione a componenti negativi che sono sicuramente inerenti alla formazione del reddito di impresa. La nuova formulazione della norma dovrebbe garantire, di fatto, la circostanza che l'indeducibilità in questione rappresenti una sanzione impropria con riferimento a quelle situazioni nelle situazioni di delitti non colposi. In proposito, la norma prevede che l'indeducibilità sia limitata ai soli costi e spese relativi a beni o prestazioni di servizi direttamente utilizzati per il compimento di atti o attività qualificabili come delitto non colposo. Altra modifica normativa riguarda poi l'introduzione di una specifica sanzione finalizzata a colpire l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti (sanzione dal 25 al 50%) dell'ammontare delle spese o degli altri componenti negativi. Naturalmente, a fronte della modifica normativa, si è resa necessaria anche una disposizione di carattere transitorio con la quale si afferma l'applicabilità delle nuove previsioni anche in relazione ad atti o fatti commessi prima dell'entrata in vigore del decreto ove le stesse siano più favorevoli ai fini della determinazione delle imposte o delle maggiori imposte a condizione che i provvedimenti di specie non si siano resi definitivi. L'intervento in questione appare finalizzato anche a sterilizzare le problematiche in merito alla costituzionalità di una disposizione che appariva, in alcuni casi, ledere decisamente il problema della corretta rappresentazione di capacità contributiva negando, come detto, la deducibilità di costi perfettamente inerenti alla formazione del reddito di impresa.

Segnalazioni per contribuenti non corretti. Si era molto parlato di una previsione ad hoc in materia di contribuenti non corretti in relazione ad alcuni adempimenti tributari anche in relazione a recenti notizie relative ai blitz effettuati dall'Agenzia delle entrate e finalizzati alla verifica degli adempimenti in tema di scontrini e ricevute. E, con il provvedimento in corso di definizione, la previsione di specie è puntualmente arrivata. Si afferma, nella sostanza, che l'Agenzia delle entrate elabora, nella propria attività di pianificazione degli accertamenti, liste selettive di contribuenti i quali siano stati ripetutamente segnalati in forma non anonima all'Agenzia stessa o alla Guardia di finanza in ordine alla violazione dell'obbligo di emissione della ricevuta o dello scontrino ovvero del documento certificativo dei corrispettivi. Una norma che, sicuramente, incontrerà grande condivisione ma che andrà ponderata nel suo utilizzo pratico soprattutto in considerazione del fatto che viene utilizzata l'espressione ripetutamente il che, evidentemente, porta a pensare che una violazione «sporadica» debba essere in qualche modo riscontrata per il tramite della denuncia di altri soggetti in un periodo di tempo ragionevolmente individuato.

Studi di settore. Viene modificata la lettera d-ter) del comma 2 dell'articolo 39 del dpr n. 600 del 1973 che era stata inserita dal decreto legge n. 98 del 2011 e che prevedeva la possibilità di effettuare accerta mento induttivo «quando viene rilevata l'omessa o infedele indicazione dei stabiliti previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, nonché l'indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti. La presente disposizione si applica a condizione che siano irrogabili le sanzioni di cui al comma 2-bis dell'articolo 1 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471». La nuova formulazione della norma appare per certi versi più garantista in quanto, a fronte della medesima violazione, si pone un limite percentuale di scostamento tra quanto accertabile e quanto dichiarato più elevato e fissato al 15% in luogo del precedente 10% individuando, nel contempo, anche un limite in valore assoluto pari a 50 mila euro. Le nuove disposizioni si applicano in relazione agli accertamenti notificati a partire dalla data di entrata in vigore delle nuove disposizioni cosicché la disposizione in questione è definibile come di carattere procedurale.

Comunicazione minusvalenze di cessione di partecipazioni. Viene eliminata la previsione in tema di indeducibilità delle minusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni immobilizzate non aventi i requisiti per la pex nonché delle minusvalenze su dividendi non imponibili spostando invece l'attenzione sul fatto che il mancato obbligo è punito con una sanzione. Di fatto, viene effettuato un ragionamento analogo a quanto previsto in tema di indeducibilità dei costi black list dove, la legge n. 296 del 2006 aveva eliminato l'indeducibilità dei componenti di specie a fronte della mancata indicazione nel modello Unico.

Semplificazioni. Una rilevante novità contenuta nel decreto legge attiene alla rimessione in termini per quei contribuenti che non hanno effettuato le comunicazioni finalizzate, per esempio, all'accesso a regimi opzionali di tassazione (per esempio il consolidato) a condizione che la violazione non sia stata ancora constatata. In questa ipotesi, laddove sussistano le condizioni previste dalla legge e si eserciti l'opzione entro la prima dichiarazione utile, con il pagamento della sanzione di 258 euro la violazione viene sanata. Tale previsione andrà attentamente valutata in quanto dalla formulazione letterale della norma potrebbero scaturire interessanti conseguenze anche in relazione ad ulteriori adempimenti visto che il testo tratta delle violazioni di natura formale.

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