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Appalti pubblici con ribassi fino al 70%per i professionisti

del 21/02/2012
di: Armando Zingales Presidente Consiglio nazionale dei chimici Dr. Gabriele Ansaloni
Appalti pubblici con ribassi fino al 70%per i professionisti
Egr. direttore,

sempre più spesso i cittadini, quando si parla di Ordini professionali, sentono parlare di «casta», mentre si tace completamente sulla condizione di tanti giovani iscritti che vivono con redditi molte volte sotto la soglia di sopravvivenza.

In tema di possibile risparmio pubblico i Chimici iscritti agli albi pensano sia fondamentale riconoscere un principio cardine di libertà e di democrazia: la sussidiarietà. Tale principio porterebbe lo Stato a risparmiare notevolmente specie nei settori delle professioni tecniche, del chimico in particolare, così come si avrebbero benefici nella caratterizzazione dei rifiuti e nell'assicurazione della qualità degli alimenti.

Il Consiglio nazionale dei chimici non si è mai opposto alle liberalizzazioni e a tutto ciò che possa favorire maggiore concorrenza, ma sottolinea al tempo stesso la necessità che ciò debba avvenire tenendo presente le giuste garanzie per i cittadini. Per questo esprime forte perplessità per le offerte a ribasso negli appalti pubblici, che possono arrivare fino al 70%. Chi vigila sull'effettiva qualità di tali offerte, spesso spregiudicate, che quasi mai coprono i costi reali della prestazione? Dietro al nostro lavoro c'è un patrimonio di competenze e di saperi che non può essere ridotto e sminuito da una logica di puro mercato. Ecco perché la deregolamentazione estrema, in determinati settori, è inopportuna. Essa rappresenta una deriva pericolosa che mette a repentaglio la qualità dei servizi e la competitività del Paese.

Convinta più che mai che il futuro entri in noi prima che accada, la nostra categoria si è sempre posta a tutela dei cittadini in quanto fruitori di prestazioni che devono, necessariamente, essere qualitativamente «alte». Questo principio viene applicato nella determinazione dei componenti che inquinano l'ambiente, nelle analisi chimico-cliniche, nella catena alimentare ove la nostra competenza è garanzia della genuinità del cibo che ingeriamo. Il rapporto fiduciario con l'utenza, che i nostri professionisti garantiscono, ricade sotto il controllo di una «filiera» che va dagli Ordini territoriali al Consiglio nazionale, i quali vigilano sulla moralità e l'etica degli iscritti. Un mercato deregolamentato, in cui non fossero i professionisti a dover garantire (anche penalmente) la bontà di un progetto e in cui fosse assente un Ordine professionale per certificare la validità di un professionista, non potrà tutelare i cittadini.

Riportare al centro il valore pubblico e sociale delle professioni regolamentate è il senso che, come categoria, vogliamo dare al Professional Day, partecipandovi aperti al confronto e certi di poter dare il nostro contributo nell'interesse del Paese.

I danni del professionista che si trasforma in impresa

Egregio direttore,

con la mia precedente lettera, pubblicata da ItaliaOggi l'8 febbraio, il mio intento ere di suggerire, con un'azione frazionata nel tempo, alle altre categorie, quali sono le possibili conseguenze che, a differenza di noi, esse ancora non hanno toccato con mano; con altrettanta assiduità, tentavo di aprire gli occhi ai legislatori sul danno, non solo sociale, ma anche economico, a cui si va incontro con l'arrembaggio dell'imprenditoria alle professioni, quelle che la Costituzione vuole «protette» .

Mi spiace che a causa della necessità di estrema sintesi, esso ha finito per restringere il campo visivo e peccare di personalismo nell'individuazione delle controparti; infatti il mio scopo era quello di individuare solo categorie di perone e/o associazioni attraverso l'indicazione di nomi che a quelle associazioni facciano riferimento, che non erano i reali bersagli.

In quest'ottica, e non a caso, avevo parlato di una più ampia raccolta di documentazione su abusi, proprio perchè volevo ricavarne un quadro più allargato e prolungato nel tempo.

Ad esempio tra gli altri casi ne avevo uno vissuto in prima persona, ben più significativo dei precedenti.

In un processo celebrato mesi fa presso un Tribunale della nostra Regione, si è trattato di un episodio di deposito abusivo di rifiuti in una discarica non idonea ad accoglierli e vedeva imputati, oltre a imprenditori vari, anche il titolare di un laboratorio-impresa che aveva prodotto le analisi e certificato in maniera non corrispondente alla realtà, la natura del rifiuto .

Ebbene durante la sua deposizione il professionista Chimico dichiarò candidamente di aver alterato i risultati delle analisi «su pressione del mio titolare» ! ! !

Ciò dimostra che un professionista che deve emettere un giudizio in assoluta libertà, perchè il suo certificato deve essere valido sul piano pubblicistico e idoneo ad attestare il rispetto delle norme di legge, possa avere sopra di sé un titolare cioè un imprenditore che affitta la sua abilitazione e con questo acquista il diritto di condizionarne le scelte, è una cosa che grida vendetta al cielo!

Il «laboratorio» e il professionista in oggetto hanno sede in un'altra regione e quindi, il nostro Ordine non ha potuto intraprendere alcuna azione contro di essi, ma in ogni caso il Giudice, in sede di patteggiamento, ritenendo che ci potesse essere un danno d'immagine nei confronti del nostro Ordine e dei suoi aderenti, ha comunque inflitto, la condanna al risarcimento delle spese a favore del nostro Ordine costituitosi parte civile.

Cordiali saluti

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