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Lo sciopero fa il bis a marzo

del 18/02/2012
di: La Redazione
Lo sciopero fa il bis a marzo
L'assemblea nazionale dell'Organismo unitario dell'avvocatura ha confermato all'unanimità lo sciopero già indetto per il 23 e il 24 febbraio, e ha proclamato l'astensione dalle udienze per altre quattro giornate, dal 21 al 24 marzo. Il tutto, come emerso agli Stati generali dell'Avvocatura convocati ieri a Roma dall'Oua, come «segno di protesta contro i progetti del governo in materia di giustizia e di liberalizzazioni». Il 23 febbraio, inoltre, gli avvocati terranno una manifestazione al cinema Adriano di Roma e metteranno in atto un'occupazione «simbolica» in 100 uffici giudiziari tra il 23 e il 24 febbraio, nonché manifestazioni davanti a palazzo Chigi, camera dei deputati e senato. «Chi crede di poter barattare i diritti dei cittadini con qualche piccolo inciucio al ribasso si sbaglia di grosso», ha detto il presidente dell'Oua, Maurizio de Tilla, «chiediamo l'abrogazione dell'articolo che cancella le tariffe e l'eliminazione della norma che consente la presenza di soci di capitale negli studi professionali. Vogliamo poi il superamento dell'inutile, dannosa e recente legge sul processo civile, lo slittamento dell'entrata in vigore dell'obbligatorietà della media conciliazione per gli incidenti stradali e il condominio».

«Piena adesione alle iniziative di protesta messe in campo dall'Avvocatura contro le liberalizzazioni selvagge» è stata manifestata anche dal vicepresidente della Cassa forense, Nunzio Luciano. «La nostra partecipazione alla manifestazione nazionale del 23 febbraio sarà massiccia», ha detto Luciano, «crediamo nei contenuti della protesta e cercheremo in tutti i modi di far valere le nostre ragioni. Noi non siamo contro le liberalizzazioni ma quelle del governo sono solo finte liberalizzazioni il cui unico risultato sarà quello di ingolfare un mercato già saturo, che oggi conta oltre 220 mila avvocati iscritti agli albi. Non è abolendo le tariffe minime né accorciando i tempi di praticantato che si favorirà l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Al contrario, questi provvedimenti rischieranno di alimentare quel già folto “proletariato dell'Avvocatura” che vive con redditi inferiori ai 15 mila euro all'anno».

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