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Compensi dei legali a due vie

del 18/02/2012
di: di Antonio Ciccia
Compensi dei legali a due vie
Compensi legali a due vie. Il giudice può ancora liquidare le spese usando le tariffe forensi (costituiscono un uso normativo); oppure può chiedere all'avvocato di depositare una nota spese munita del parere di congruità dell'ordine professionale. È quanto ha disposto la Corte d'appello di Palermo, con una nota del 6 febbraio 2012. Le indicazioni della Corte siciliana vogliono risolvere un problema pratico e cioè l'individuazione dei criteri di liquidazione degli onorari ai difensori nei procedimenti civili e penali dopo il decreto legge 1/2012. L'articolo 9 di questo provvedimento di urgenza ha abrogato le tariffe e si pone il problema di come devono operare giudici e avvocati, chiamati i primi a liquidare le spese nelle sentenze e, i secondi, a calcolare le spese nei precetti. La strada palermitana coincide in parte con le indicazioni del ministro della giustizia Paola Severino, fornite come risposta a un'interrogazione parlamentare e si discostano, invece, dalla impostazione del tribunale di Cosenza. Quest'ultimo ha optato per la rimessione della questione alla Corte costituzionale, per mancanza di una esplicita disposizione transitoria.

Nella nota della Corte d'appello di Palermo si rileva che l'abrogazione delle tariffe professionali, con effetto dal 24 gennaio 2012, ha determinato una sostanziale paralisi dei procedimenti di liquidazione dei compensi dovuti ai difensori. La norma rinvia per la determinazione giudiziale dei compensi a parametri da stabilirsi con decreto del ministro della giustizia, che ancora non ci sono. Nel frattempo la Corte siciliana suggerisce di applicare l'articolo 2233 del codice civile, per cui il compenso, se non è convenuto dalle parti e non può essere determinato secondo le tariffe o gli usi, è determinato dal giudice, sentito il parere dell'associazione professionale a cui il professionista appartiene. Quindi la determinazione del compenso di difesa, sia nei procedimenti civili che penali, potrà essere determinata secondo i valori delle tariffe abrogate, la cui applicazione potrebbe essere intesa alla stregua di «usi». In alternativa potrebbe essere richiesto al difensore di produrre, a corredo della nota spese, il parere di congruità del proprio ordine professionale. Sostanzialmente egli stessi termini si era espressa il ministro della giustizia Paola Severino.

In attesa che arrivino i parametri ministeriali per la liquidazione dei compensi, secondo il ministro della giustizia, si deve applicare l'articolo 2233 del codice civile. In base a tali disposizioni, spiega Paola Severino, si potrebbe quindi formare, in ambito nazionale, un uso normativo fondato sulla spontanea applicazione dei criteri di liquidazione del compenso già previsti dalle tariffe abrogate, nella convinzione della loro persistente vincolatività fino a quando non saranno adottati i decreti ministeriali previsti dal decreto legge. In mancanza di usi normativi, prosegue la risposta all'interrogazione, il giudice potrà comunque liquidare il compenso in base al criterio residuale previsto dall'articolo 2233 del codice civile e, in tal caso, le tariffe abrogate dal decreto legge n. 1 del 2012 potrebbero venire in rilievo come criterio equitativo per valutare l'adeguatezza del compenso all'importanza dell'opera e al decoro della professione. Di diversa opinione è stato il tribunale di Cosenza (ordinanza 1° febbraio 2012 resa nel procedimento n. 5299/20111) che ha sollevato la questione di legittimità costituzionale per il vuoto normativo venutosi a creare, lamentandosi della mancanza di una disciplina transitoria, e sostenendo l'impossibilità di usare altri criteri a legislazione vigente.

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