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La moda punta sull'apprendistato

del 17/02/2012
di: di Simona D'Alessio
La moda punta sull'apprendistato
L'industria della moda, fiore all'occhiello del made in Italy, scommette sull'apprendistato. E, con l'agenzia ministeriale Italia Lavoro, dà il via a un programma per l'inserimento dei giovani con incentivi per le imprese (dai 4.700 ai 5.500 euro per ogni assunzione) e per far tornare all'antico splendore le botteghe tradizionali. È stato presentato ieri a Roma l'accordo fra la fondazione Altagamma, l'organismo delle aziende di eccellenza presieduto da Santo Versace (fratello dello stilista Gianni e deputato dell'Api) e Italia Lavoro per la valorizzazione dell'attività artigianale e la diffusione, presso le migliori realtà nazionali, comprese quelle dell'abbigliamento, del contratto di apprendistato, «strumento di crescita dell'occupazione». Scelta in linea con l'orientamento del governo, poiché nelle stesse ore il ministro del welfare Elsa Fornero si esprimeva a favore della formula, che «vera occasione di formazione per i giovani, e non prevalentemente uno strumento di flessibilità in entrata». L'intesa rientra nell'ambito del programma Amva (Apprendistato e mestieri a vocazione artigianale) finanziato dal dicastero di via Veneto anche con fondi Ue, con un budget di oltre 118 milioni, di cui ben 98 assegnati direttamente a ragazzi e aziende; valida dal 2011 al 2014, la strategia interviene sul disallineamento tra parti datoriali che offrono opportunità a tecnici e lavoratori qualificati, e persone in cerca di occupazione. E gli imprenditori potranno contare su una dote per ciascun ingresso: 4.700 euro a disposizione per ogni giovane assunto con contratto di apprendistato professionalizzante in qualunque settore, e 5.500 per l'acquisizione di personale da inquadrare con lo stesso modello, ma per una diversa tipologia (per ottenere la qualifica ed il diploma professionale in qualsiasi comparto produttivo).

Inoltre, si procederà all'individuazione in ciascuna delle 110 province italiane di una bottega operante in un'area dell'economia tradizionale locale a maggior rischio di estinzione, che diventerà una «scuola di mestiere», nella cui sede per 18 mesi verrà trasmesso il sapere dell'artigiano ai giovani disoccupati; ad ogni luogo selezionato verrà corrisposto un contributo di 250 euro mensili per il tutoraggio di ogni ragazzo, con l'obiettivo di inserirne 30 per laboratorio, e per sei mesi (il periodo di formazione in modalità di tirocinio) chi seguirà i corsi avrà una borsa di studio di 500 euro al mese.

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