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Casse autonome con il destino segnato

del 16/02/2012
di: Ignazio Marino
Casse autonome con il destino segnato
«Ritengo oramai inevitabile, per tutte le Casse, il passaggio al sistema di calcolo delle pensioni di tipo contributivo. Ne sono consapevoli gli stessi organi dirigenziali, perché oramai sono state bruciate quelle riserve patrimoniali che hanno fatto illudere sulla possibilità di pensioni di entità assolutamente spropositata e indipendenti dai contributi versati. Da ora sarà necessario riconoscere sui contributi il rendimento sostenibile e applicare un'aliquota contributiva da determinare in base ai due principi di sostenibilità e adeguatezza». In piena fase di riflessione sulle misure da adottare per rispettare arrivare a dimostrare l'equilibrio dei bilanci a 50 anni, Massimo Angrisani, ordinario di tecnica attuariale per la previdenza presso La Sapienza di Roma, taglia la testa al toro e da accademico indica la rotta.

Domanda. Professor Angrisani, in base alla riforma Monti - Fornero le casse dei professionisti di vecchia generazione sono chiamate a dimostrare una sostenibilità a 50 anni entro settembre. Un test che, però, non potrà contemplare il patrimonio (ma solo i suoi rendimenti). Qual è la sua valutazione della norma?

Risposta. Il discorso sulla sostenibilità è piuttosto complesso, specialmente per una Cassa di vecchia generazione. La norma lo banalizza riconducendolo a una situazione di equilibrio tra entrate e uscite ispirandosi, quindi, a sistemi che sono già in equilibrio, come si usa dire in situazione di steady state, e che, quindi, non hanno bisogno di un patrimonio per la gestione. La realtà effettiva delle Casse è ben diversa. Personalmente ritengo che il discorso della sostenibilità non debba basarsi sulle previsioni attuariali, ma debba essere di tipo logico (con valutazioni attuariali). Per le Casse di previdenza, in particolare di vecchia generazione, il discorso sulla sostenibilità deve partire da un'effettiva conoscenza della situazione in termini di indebitamento, patrimoniali e demografici, e deve prevedere una gestione integrata delle due componenti del debito, quella coperta dal patrimonio e quella non coperta, in un'ottica che contemperi la modalità sia a capitalizzazione che a ripartizione, anche in termini di rendimento sostenibile. Il dimensionamento della seconda componente del debito, quella a ripartizione, deve essere riferito alle prospettive in termini demografici e reddituali della categoria e su tale componente deve basarsi il livello di aliquota contributiva necessario per la sostenibilità. Tale livello è quello minimo a partire dal quale l'aliquota deve essere valutata in termini di adeguatezza.

In tale ottica di sostenibilità logica, come si intuisce piuttosto complessa, deve essere inquadrato il possibile utilizzo del patrimonio.

D. Per le Casse che non riescono a dimostrare tale equilibrio è previsto il passaggio pro rata al metodo contributivo. Basterà a garantire il nuovo equilibrio?

R. In base a quanto appena detto non è sufficiente. Ripeto, bisogna partire da un'analisi sulla effettiva situazione della Cassa. Partendo da tale situazione, e anche considerando le prospettive demografiche e reddituali della categoria, occorre determinare rendimento e aliquota contributiva nell'ottica dei principi di sostenibilità e adeguatezza.

D. La legge forse intuisce che il solo passaggio al contributivo non basterà. E per questo motivo che fa anche scattare il contributo di solidarietà dell'1% sulle pensioni in essere?

R. Se è quanto occorre in termini di contributo di solidarietà non può essere determinato a priori, senza un'adeguata valutazione della situazione effettiva, è come prescrivere a tutti, a prescindere se sani o malati e dalla entità della malattia, la stessa «medicina».

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