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Salta la norma salva dirigenti

del 16/02/2012
di: di Cristina Bartelli
Salta la norma salva dirigenti
Sulla norma sblocca concorsi dell'Agenzia delle entrate abbiamo scherzato. Si potrebbe riassumere così il dietrofront sull'emendamento al decreto legge mille proroghe inserito in commissione bilancio, pronto per essere votato in aula, e poi fatto ritirare ieri dal presidente del senato Renato Schifani. Cosa è successo? Il testo della legge di conversione al decreto legge milleproroghe esce con le correzioni approvate dalle commissioni bilancio e affari costituzionali del senato. Su questo testo il governo è pronto a porre la fiducia per una rapida approvazione e per inviare il testo per la terza e definitiva lettura alla camera ma su quattro correzioni approvate in commissione arriva lo stop della presidenza del senato. Uno dei quattro a cadere è l'emendamento a firma dei relatori Malan e Mercatali sulla corsia preferenziale riconosciuta all'Agenzia delle entrate per poter effettuare i concorsi. Per il presidente del senato Renato Schifani l'emendamento travalica la materia del milleproroghe e quindi è corpo estraneo. Ora il destino potrebbe essere quello di essere ripescato in extremis e inserito nel corpus del decreto di semplificazione fiscale su cui il governo sta lavorando e che potrebbe essere approvato settimana prossima. Accanto al decreto ci sarà anche la riformulazione del disegno di legge delega fiscale parcheggiato per il momento in parlamento. Intanto il provvedimento ieri è stato approvato dal senato con 255 voti favorevoli e 34 voti contrari. Con l'ok alla fiducia viene approvato anche il provvedimento che tornerà all'esame della camera, in terza lettura, per il via libera definitivo. Il decreto, pena la decadenza, deve essere convertito in legge entro il 27 febbraio.

L'emendamento espunto prevedeva che in relazione all'esigenza urgente e inderogabile di assicurare funzionalità operativa delle proprie strutture l'Agenzia delle entrate è autorizzata a espletare procedure concorsuali per la copertura delle posizioni dirigenziali attraverso la stabilizzazione (art. 1, comma 530, legge 296/06). L'emendamento continuava prevedendo che, nelle more dell'espletamento delle procedure concorsuali ad hoc, le Entrate potranno affidare incarichi dirigenziali ai funzionari con la stipula di contratti a tempo determinato la cui durata è fissata in relazione al tempo necessario per la copertura del posto. L'emendamento non aveva portata retroattiva ma entrava con una interpretazione autentica a legittimare il comportamento dell'Agenzia delle entrate oggetto di un forte contenzioso con i sindacati della dirigenza. Su 800 funzionari incaricati dell'amministrazione che ha sede in via Cristoforo Colombo pende la vertenza della decisione del Consiglio di stato. In agosto, infatti il Tar Lazio aveva riconosciuto la procedura di affidare incarichi dirigenziali ai funzionari, prorogando di anno in anno l'incarico, non conforme alle norme sulla dirigenza. Il braccio di ferro tra Entrate e sindacati della dirigenza, promotori del ricorso, sta continuando davanti al Consiglio di stato dove è attesa la pronuncia di secondo grado.

La questione è molto delicata, se il Consiglio di stato dovesse concordare con la sentenza di primo grado del Tar si rischierebbe la paralisi dell'attività degli uffici deputati alla lotta all'evasione.

Le altre norme escluse: la tagliola del senato si è abbattutta anche su concessioni autostradali e assunzioni degli enti locali. Infine censura anche per le nomine dei vincitori di concorso in magistratura e avvocatura: Con l'emendamento dichiarato inammissibile, osserva il presidente del sindacato delle toghe, si sarebbe apportata una deroga a un articolo della legge n. 111/2011 «che prevedeva che le nuove assunzioni di tutti i magistrati venissero finanziate con un fondo popolato dagli introiti derivanti dall'aumento del contributo unificato».

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