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Sicurezza, doveri condivisi

del 14/02/2012
di: di Manola Di Renzo
Sicurezza, doveri condivisi
Il tema della salute e sicurezza sul lavoro continua a essere di grande interesse: mette in gioco i comportamenti degli attori del rapporto di lavoro attraverso attività di diffusione della cultura e della formazione per eliminare i rischi sul lavoro e il numero degli infortuni.

Il Cnai ha intervistato a tal proposito Lorenzo Fantini, dirigente della direzione generale per la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, presso il ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali.

Domanda. Buona parte delle sentenze in materia di infortuni sul lavoro tende a osservare la giurisprudenza più consolidata, per esempio l'ultima sentenza dell'1/12/2011 n.1964, con condanna del datore di lavoro, si è così espressa: «… l'attenuante di cui all'art. 62 n. 6 cod. pen. è applicabile quando il risarcimento sia stato compiuto dal civilmente responsabile di propria iniziativa, mentre nel caso di specie si è in presenza di risarcimento ad opera dell'Inail nel rispetto della normativa che impone l'obbligo di tenere indenni i lavoratori assicurati dai danni da infortunio». Ciò che prevede l'art. 62 n. 6 c.p. è corretto, ma considerata l'obbligatorietà dell'assicurazione Inail, è improbabile che il datore di lavoro possa provvedere al risarcimento di propria iniziativa, quindi pur avendo adempiuto a un obbligo di legge, non vedrà mai riconoscersi l'attenuante su un evento negativo. Secondo lei non sarebbe opportuna una deroga per questa precisa circostanza?

Risposta. Credo che il problema non è da ricondurre all'assicurazione Inail ma alla giurisprudenza che è, talvolta, fin troppo rigorosa con il datore di lavoro. Il Testo unico prevede figure come il preposto, il dirigente, oltre il datore di lavoro, in capo alle quali le responsabilità vengono ripartite; è chiaro che gli obblighi di valutazione del rischio, quelli relativi alla informazione e formazione del lavoratore, le attività di prevenzione e le misure relative alla sicurezza, alla salute sui luoghi di lavoro, sorgono in capo al datore di lavoro e, quindi, è quest'ultimo che subisce le conseguenze delle violazioni di tali obblighi, ma è altrettanto vero che i ruoli degli altri soggetti del sistema di prevenzione aziendale vanno coperti con assunzione di responsabilità. Invece, la giurisprudenza, per quanto ciò non sia una costante, tende a condannare comunque il datore di lavoro anche ove le responsabilità di altri soggetti siano evidenti, quando non determinanti.

D. La giurisprudenza affiancata dalle norme in materia di sicurezza sul lavoro pone a carico del datore di lavoro l'obbligo di tutelare il lavoratore anche in relazione ai suoi eventuali comportamenti negligenti. Anche nel caso in cui il lavoratore sia esperto e ponga in essere un'azione avventata, forse fidandosi della sua esperienza, si configura la responsabilità del garante. Pur avendo adempiuto a tutti gli obblighi in materia di prevenzione dei rischi e degli infortuni sul luogo di lavoro, quando termina, in caso di incidente, la responsabilità del datore di lavoro ovvero quando comincia quella del lavoratore? Quanto è importante per il datore di lavoro adempiere agli obblighi sulla sicurezza del lavoro se risulta sempre responsabile? Ad evitare le sanzioni amministrative?

R. Effettivamente si tende a punire più facilmente il datore di lavoro, tralasciando le colpe dei preposti e dei lavoratori. Eppure l'attuale Testo unico sulla sicurezza ha introdotto una norma (l'articolo 18, comma 3-bis) che prevede che il datore di lavoro possa essere tenuto indenne da responsabilità ove i preposti o i lavoratori abbiano violato propri obblighi specifici e non vi sia una colpa del datore di lavoro e/o del dirigente per omessa vigilanza. Come si può vedere siamo in presenza di un'importante apertura dell'attuale normativa, che vuole responsabilizzare tutte le figure interessate e prevedere delle forme logiche di ripartizione delle responsabilità. Il datore di lavoro è sempre tenuto a vigilare in ordine all'adempimento dei soggetti obbligati, però la mancata attuazione dei predetti doveri viene generalmente solo addebitata unicamente agli stessi. Tuttavia le norme non bastano, bisogna applicarle, e in caso di giudizio interviene anche l'interpretazione del giudice. Il sistema sanzionatorio può rappresentare un deterrente dal commettere determinate infrazioni, ma di per sé non riesce a migliorare l'attenzione sulle azioni di prevenzione dei rischi e di sicurezza dei luoghi di lavoro. Credo più nel ruolo civile che le istituzioni possono svolgere per affiancare le aziende, in termini di promozione, di incentivi, di sostegno. Adempiere a tutti quegli obblighi che permettono al datore di lavoro e al lavoratore di operare in ambienti sani e protetti, riconduce all'affermazione dei diritti inviolabili dell'individuo a cui nessuno può venir meno.»

D. L'assicurazione Inail, obbligatoria per tutti i datori di lavoro che occupano lavoratori dipendenti e parasubordinati nelle attività che la legge individua come rischiose, tutela il lavoratore contro i danni derivanti da infortuni e malattie professionali causati dalla attività lavorativa. L'assicurazione esonera il datore di lavoro dalla responsabilità civile conseguente ai danni subiti dai propri dipendenti. Fatta eccezione per la responsabilità conseguente ai reati perseguibili d'ufficio o commessi in violazione delle norme sulla prevenzione infortuni e igiene del lavoro. Se la responsabilità del datore di lavoro è insita nell'infortunio, l'Inail farà valere sempre il diritto di rivalsa, così il datore di lavoro subirà una condanna per reato penale e un grave danno economico. Considerato che siamo in clima di cambiamenti nel mercato del lavoro, non sarebbe opportuno ripristinare alcuni diritti in capo al datore di lavoro per cercare di riportare le aziende al centro del dibattito, con l'intento di dare una spinta all'occupazione?

R. Credo che in Italia possiamo essere fieri del nostro sistema assicurativo il quale, secondo me, rappresenta un grande esempio di civiltà. Non sono per variare l'attuale modello, semmai si può pensare ad apportare delle modifiche in senso migliorativo. A mio parere si potrebbe prevedere una limitazione all'ipotesi di colpa grave del datore di lavoro, attraverso una rivisitazione dell'azione di regresso applicandola solo a casi determinati. In termini generali il problema lo vedo di tipo giuridico, se pensiamo alle altre forme assicurative, come quella per le polizze auto, non vi è azione di rivalsa nei confronti di coloro che causano sinistri, quindi ravvisati i casi di dolo e colpa grave, negli altri non dovrebbe sussistere diritto di rivalsa. Penso anche a misure per affiancare le aziende in termini di incentivi o di erogazione di nuove risorse per sviluppare politiche di sostegno alle attività di sicurezza e prevenzione. Sostenerle affinché riescano a comprendere l'effettiva necessità di tali adempimenti e non vedano il premio Inail solo come un ulteriore onere penalizzante. Per consuetudine le aziende sono portate a far fronte ad una formazione per obbligo di legge, sarebbe possibile ottenere migliori risultati se si cercasse di sviluppare le motivazioni che spingono a partecipare alle attività obbligatorie, rivolgendosi all'individuo per stimolarlo a sviluppare una cultura di corresponsabilizzazione alla propria e soprattutto all'altrui sicurezza.

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