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Produttori contro gdo e in difesa del dl liberalizzazioni

del 10/02/2012
di: La Redazione
Produttori contro gdo e in difesa del dl liberalizzazioni
A rischio l'articolo 62 del decreto liberalizzazioni (dl 1/2012) che regola i rapporti tra gdo e produttori. Prevedendo l'obbligo di contratti scritti in ogni fase dei rapporti della catena distributiva e stabilendo termini di pagamento a 30 giorni per i prodotti alimentari deteriorabili e a 60 per quelli non deperibili. Non solo. La norma sancisce i comportamenti sleali e commina sanzioni fino a 500 mila euro per il mancato rispetto dei termini di pagamento. Fortemente voluta dal ministro delle politiche agricole, Mario Catania, la misura rischia di saltare in sede di conversione del decreto. Pressioni sono infatti arrivate da parte della grande distribuzione per fare in modo che la norma venga cassata o che venga trovata una formula alternativa. Con l'introduzione, ad esempio, dell'inciso «salvo diverso accordo tra le parti», che permetterebbe di derogare agli obblighi sanciti per legge. Un'eventualità su cui lo stesso ministro ha espresso forte preoccupazione. «Sono basito e preoccupato. C'è in atto un forte attacco a queste norme, soprattutto per quanto concerne l'obbligatorietà dei pagamenti a 30 e 60 giorni. Non capisco come chi incassa denaro cash possa essere contrario», ha affermato Catania per poi aggiungere «non so come andrà a finire perchè vedo segnali preoccupanti, anche provenienti da alcune forze politiche. Ma quella norma serve a regolare una serie di rapporti all'interno della filiera agroalimentare e condurrò la mia battaglia fino in fondo». Levata di scudi delle organizzazioni agricole a difesa del mantenimento della misura. E a sostegno dell'azione di Catania. Confagricoltura chiede che l'art. 62 non venga toccato a tutela del riequilibrio contrattuale delle parti. «È una norma non unica nel suo genere già presente in Francia e in Inghilterra», ha spiegato il presidente Mario Guidi a ItaliaOggi. «La aspettavamo da tempo ed è un elemento positivo soprattutto perché dà alla parte commerciale più debole un riequilibrio contrattuale. Inoltre riguarda tutti gli anelli della filiera e non va a vantaggio di nessuno, quindi non si capisce perché debba essere eliminata». Ferma la posizione di Coldiretti. Che a ItaliaOggi ha detto: «Riteniamo inaccettabile un eventuale dietrofront del parlamento su una norma di indubbia civiltà. Governo e parlamento devono respingere gli attacchi a una misura di trasparenza e correttezza contrattuale su cui si è intervenuti dopo decenni». Posizione condivisa dalle organizzazioni cooperative Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Agci Agrital. Che, in un comunicato congiunto con Coldiretti, sottolineano come la misura vada incontro anche alle richieste dell'Europa. «Il Parlamento europeo, afferma la nota, ha richiamato l'attenzione a un maggiore equilibrio lungo la filiera. La nuova disciplina aumenterà la trasparenza non solo nei rapporti contrattuali tra produzione e distribuzione, ma anche tra tutti i passaggi e gli attori della filiera, con un indubbio vantaggio per lo stesso consumatore finale». Il presidente della Cia, Giuseppe Politi «attende da parte del governo un ulteriore sforzo per rendere più agevole e realmente competitiva l'attività imprenditoriale agricola», mentre per Franco Verrascina, presidente Copagri, «il decreto sulle liberalizzazioni va difeso e convertito senza che sulla partita agroalimentare sopraggiungano mutamenti anche minimi». In difesa dell'art. 62 anche l'industria alimentare. Il presidente di Federalimentare, Filippo Ferrua si è detto convinto che lo svuotamento della norma porterebbe «vantaggi proprio a quelle catene multinazionali che in altri paesi sono assai più rispettose dei termini di pagamento nei confronti dei propri fornitori». Non ci sta, invece, Confcommercio. Che replica al ministro Catania indicando la soluzione nel recepimento della direttiva europea in materia 2011. «Nell'approccio europeo resta confermata la possibilità di determinare per via contrattuale il termine di pagamento tra le parti e soltanto in mancanza di tale previsione contrattuale scattano gli interessi di mora dopo 30 giorni».

Giusy Pascucci

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