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Precariato dei giovani professionisti, sciagura per il Paese

del 09/02/2012
di: Achille Coppola Presidente Odcec Napoli Francesco M. Renne Presidente commissione nazionale di studi
Precariato dei giovani professionisti, sciagura per il Paese
Egregio direttore,

ho letto con grande attenzione le Sue considerazioni in merito alla ricerca della liquidità da parte delle piccole e medie imprese, il cui rapporto tra debito finanziario e valore aggiunto ha già superato il 200%. Ritengo che i professionisti italiani siano profondamente consapevoli del momento di crisi che il Paese sta attraversando. Proprio per questo motivo non riescono a tollerare le continue offensive nei loro confronti, che si sono intensificate negli ultimi mesi. Le professioni non costituiscono una lobby, ma vivono anch'esse nel precariato e sono vittime di una crisi sistemica che riguarda il capitalismo e che va combattuta operando una sintesi delle diverse componenti. Qualcosa si sta muovendo: a Milano come a Napoli i professionisti si sono riuniti in appuntamenti che hanno riscontrato una vasta partecipazione. Nel corso di questi incontri sono state avanzate proposte, sono state discusse posizioni, sono state elaborate sintesi che potessero finalmente portare sullo stesso binario i tanti ordini professionali e le diverse casse di previdenza.

Ho parlato di precariato per un valido motivo: la tumultuosa crescita degli iscritti, più che raddoppiati nell'ultimo ventennio, ha evidenziato il blocco del mercato del lavoro dipendente e il conseguente rifugio di centinaia di migliaia di giovani negli albi professionali. Oggi questi giovani rappresentano la frontiera più avanzata della precarietà nel mondo del lavoro: il «sapere precario» è un fenomeno dilagante e inaccettabile in una società che si vorrebbe civile ma che in realtà si autodistrugge, non consentendo a una parte così rilevante del Paese di partecipare alla sua crescita.

La crisi e il ruolo del commercialista

Il commercialista è una figura centrale per le imprese italiane, notoriamente composte per la maggior parte da mpmi (micro, piccole e medie imprese, ndr), sia per l'assistenza contabile e fiscale che per accompagnarle verso scelte di corretta gestione aziendale, in termini di economicità, di razionalità finanziaria e di legalità. Lo è, ancor di più, nell'attuale contesto di crisi; e lo è «nonostante» gli attacchi cui è strumentalmente esposta oggi la nostra categoria, e ciò grazie, soprattutto, a tutti quei colleghi che sul campo, in prima persona, operano nell'interesse dei propri clienti. Il nostro sistema-paese, pur dimostrando una positiva capacità di adattamento e reazione alla crisi, ha delle debolezze sistemiche che lo espongono alle tensioni derivanti dall'attuale congiuntura finanziaria.

Infatti le imprese sono sostanzialmente sottocapitalizzate e, soprattutto, sovraesposte con forme di indebitamento nel breve termine, quindi potenzialmente soggette a revoca; ciò ne rende più fragile la struttura finanziaria complessiva, esposta com'è, in tempo di crisi, a cali di fatturato e/o a incertezze previsionali delle dinamiche dei mercati di riferimento. Aggiungendo nello scenario attuale la constatazione oggettiva che le proiezioni dell'applicazione degli accordi di Basilea 3 e delle determinazioni dell'Eba, che richiedono alle banche un maggior patrimonio di vigilanza, portano a stimare un probabile ulteriore irrigidimento delle decisioni di affidamento e di erogazione dei prestiti bancari, almeno o per quei prenditori di debito considerati eccessivamente rischiosi, ne deriva un quadro di difficoltà sistemica del sistema-paese.

Occorre oggi comunicare meglio, con maggiore trasparenza, il proprio business, i propri «numeri» e i propri asset. Ma dovranno anche necessariamente essere adottate scelte più razionali in tema di struttura del debito al servizio del capitale circolante e degli investimenti oltre che in tema di capitalizzazione, con un focus da porre soprattutto sulle dinamiche dei flussi di cassa: non più ragionare su «quanto» accesso al credito sia possibile ma chiedersi invece «quanto potrò restituire su base annua» e da qui individuare il proprio «debito sostenibile». Ecco dove, in particolare, vi è spazio per affermare il ruolo del commercialista; e ciò a vari livelli, ovvio, come varie sono le realtà dimensionali delle imprese clienti.

Lettere e contributi potranno essere inviati all'indirizzo mlongoni@class.it

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