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Le liberalizzazioni vanno corrette

del 08/02/2012
di: Pagina a cura di Benedetta Pacelli
Le liberalizzazioni vanno corrette
Una pioggia di emendamenti al disegno di legge di conversione del decreto legge liberalizzazioni (dl n. 1, 24 gennaio 2012). A suggerirli sono stati diversi rappresentanti di categoria che ieri sono andati in audizione presso la Commissione industria del Senato per chiedere di attenuare la portata di un provvedimento che penalizza pesantemente gli ordini. In questo panorama, comunque, uno dei due relatori al provvedimento Simona Vicari (Pdl), che già si era espressa contro la bocciatura della commissione Giustizia, si dice ottimista sul confronto avuto con alcuni ordini invitando, nello stesso tempo, i colleghi delle altre commissioni a lavorare per migliorare e non a contestare il testo.

Le audizioni. Ma tra le categorie professionali non sono pochi i mal di pancia. Soprattutto c'è chi come Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, nel corso della sua audizione punta il dito sull'assenza di «un preventivo confronto con le associazioni e confederazioni di rappresentanza delle categorie». Entrando nel dettaglio di alcuni provvedimenti Stella sottolinea come la norma sulle società di capitali introduca «indiscriminatamente per tutte le professioni modelli alternativi di esercizio tipici di forme capitalistiche, che non garantiscono la salvaguardia dei valori fondamentali delle libere professioni». E ancora sulle Stp interviene Claudio Siciliotti numero uno dei commercialisti che propone un emendamento ad hoc in materia. L'obiettivo è evitare che la norma in questione sia considerata uno strumento per «la mera industrializzazione dei servizi professionali», ecco perché è innanzitutto necessario specificare «che per partecipare alle Stp non basta il solo possesso del titolo di studio abilitante ma è necessario fare riferimento alla qualifica riconosciuta per l'esercizio della professione (direttiva 2005/36). Se poi il decreto prevede che i professionisti soci sono tenuti all'osservanza del codice deontologico del proprio ordine, così come la società, va da sé, secondo Siciliotti, che la società deve essere iscritta all'albo professionale; gli illeciti disciplinari possono essere imputati sia al professionista sia alla società ed entrambi possono essere sottoposti a procedimento disciplinare». Su queste previsioni è destinato ad intervenire il regolamento interministeriale. In caso contrario sarebbe «impedito agli ordini di svolgere la loro attività di vigilanza disciplinare, con grave danno per la collettività determinato dal vuoto normativo». Si è concentrata, invece, sulla tema della società semplificata a responsabilità limitata Giancarlo Laurini presidente del notariato che nel corso dell'audizione ha invece lanciato la sua proposta in materia: «prestare la pubblica funzione senza alcun guadagno, utilizzando quella semplificazione felicemente sperimentata dal novembre 2000, quando la legge Bassanini affidò al notaio in via esclusiva il controllo di legalità e tutti gli adempimenti connessi alla stipula dell'atto costitutivo e modificativo delle società di capitali». Il vero nodo, invece, per l'Associazione italiana dottori commercialisti ed esperti contabili rimane quello della tariffa professionale che seppure «certamente derogabile, deve conservare la sua utilità per le prestazioni nei confronti della Pubblica amministrazione o nel caso di contestazioni al servizio dell'autorità giudicante», spiega il presidente Marco Rigamonti. Si sofferma, invece, sulle «incongruità» del testo Guido Alpa, numero uno del Consiglio nazionale forense «che abolendo i riferimenti alle tariffe e non provvedendo a fissare i parametri giudiziali, sta impedendo ai giudici di liquidare le spese giudiziali». Nello stesso tempo per il numero uno degli avvocati anticipare parte del tirocinio all'università avrà il contestuale effetto di abbassare la preparazione degli studenti e di non fornire quella necessaria esperienza pratica professionale nei tribunali o negli studi legali. «Tirocinio che dovrebbe essere compensato equamente, come la proposta dell'Avvocatura prevede a vantaggio dei giovani».

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